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venerdì 5 giugno 2009

Ricominciamo con i mini-cicli?

Dopo qualche tentennamento e qualche decisione lavorativa presa, e visto che continuo ad essere contattata per i mini-cicli (che negli ultimi mesi ho rifiutato) da moltissimi genitori, ho deciso di ricominciare a spostarmi per valutare bambini in giro per l'Italia, ma con una differente modalità.
Gli spostamenti per me sono veramente molto faticosi, visto che devo portarmi appresso praticamente tutto lo studio in termini di materiale; poichè non ritengo giusto far pagare una cifra esorbitante (non che prima lo fosse) ad una sola famiglia tra spostamenti e trattamenti, da ora, chi desiderasse una valutazione od un ciclo di trattamento, mi può contattare alla mia e-mail specificando in quale regione si trova. una volta raggiunto il numero minimo di cinque bambini nella stessa città o regione, ci si può organizzare una volta trovata la location (mi basta una stanza piccola dove possibilmente ci sia un lettino) e una stanza per dormire da qualche parte (in genere vengo ospitata da una famiglia tra quelle interessate).

in questo momento un papà sta organizzando un ciclo di due settimane per Luglio in Emilia Romagna, dunque se volete potete contattarmi per avere il telefono di questo papà: sarà possibile fare una valutazione di tre sedute, o terapia tutti i giorni (una o due ore, dipende dal numero dei bambini e dal bambino stesso) per tutte le due settimane.
a Settembre invece, sarò a Torino per due o tre giorni: una mamma sta organizzando una valutazione per alcuni bambini, per cui se siete di quelle parti e voltete "partecipare" con il vostro bimbo, potete contattarmi e vi darò il numero di questa mamma.
Se volete una valutazione nella vostra regione, provate a contattarmi (email o telefono), lasciandomi un vostro contatto; quando si dovesse raggiungere un numero di bambini sufficiente, ci potremo organizzare per l'eventuale mini-ciclo.

giovedì 22 gennaio 2009

"Spasticità": ma di che cosa stiamo parlando?

A seguito di una recente discussione sul forum dei genitori riguardante l'ipertono/spasticità/rigidità muscolare, ho deciso di intraprendere un piccolo viaggio in questo universo, per far capire ai genitori che cosa si stanno trovando di fronte quando viene detto loro "vostro figlio ha una tetraparesi spastica".
  • che cos'è la spasticità?
viene tradizionalmente definita spasticità una condizione patologica di aumento del tono muscolare, a seguito di una lesione cerebrale o a carico del midollo. Questo termine però, seppur utilizzato comunemente ed anche in ambito medico, è però fortemente impreciso, generico, e non indicativo delle effettive problematiche del singolo paziente. Stesso dicasi per terminologie come ipertono, rigidità, ecc.

  • la spasticità è causata dalla lesione cerebrale?
No. L'aumento del tono è causato dalla riorganizzazione del cervello a seguito di una lesione, non dalla lesione stessa. Nel periodo immediatamente successivo all'evento lesivo ( da pochi giorni fino a pochi mesi dopo), il cervello viene a trovarsi in uno stato denominata diaschisi: in questa fase il sistema "blocca" le informazioni che provengono da e che arrivano alla zona lesionata. Sul piano fenomenico osserviamo infatti una paralisi "flaccida" dell'arto o degli arti (tutti e 4 gli arti, o arto inferiore e superiore dello stesso lato, o solo un arto, oppure solo gli arti inferiori), a cui segue una fase di ipereccitabilità della zona stessa (ed è in questa fase che il tono aumenta).
la diaschisi serve a preservare la zona lesa da stimoli che potrebbero ulteriormente danneggiarla: è stato infatti appurato come stimoli eccessivi (mobilizzazioni cruente, richieste di movimento attivo, stimoli abnormi quantitativamente e/o qualitativamente) siano assolutamente nocivi per il sistema stesso, causando un precoce incremento dell'ipereccitabilità neuronale ed una disorganizzazione delle sinapsi (studio del 2006) che, nel tentativo di riorganizzazione, crescono in maniera alterata ed abnorme (e per abnorme intendo qualitativamente non organizzata e quindi non utile). Questo causa un danno sul danno: la riorganizzazione, già patologica di per sè dalla lesione, risulta quindi resa ulteriormente alterata dall'errata esperienza post lesionale.
sostanzialmente l'ipertono è causato dall'incapacità (causata dalla lesione) a raccogliere informazioni di un certo tipo: l'informatività alterata determina un'organizzazione alterata delle strategie, ovvero il piede non è equino perchè c'è ipertono dei gastrocnemi, ma perchè c'è una difficoltà del bambino a raccogliere informazioni tattili/cinestesiche/somestesiche, ecc. (a seconda del bambino ovviamente) e l'equinismo è l'unica strategia (elementare) che il sistema riesce ad organizzare.

  • come può essere analizzata la spasticità?
sul piano medico esistono diverse scale di valutazione, per lo più quantitative (Ashworth, test di Wartemberg, indice di rilassamento, ecc.). queste scale sul piano riabilitativo non hanno alcun valore perchè considerano la spasticità un fenomeno a) prettamente muscolare; b) uguale per tutti; c) univoco. in realtà non esiste "la" spasticità in quanto questa è "formata" (se così si può dire) da più componenti, variabili tra loro a seconda del paziente, che vanno analizzati separatamente. questi sono:
  1. Reattività Abnorme Allo Stiramento (RAAS): è quella tensione che si avverte, appunto, allo stiramento lento (es. tentando di allungare un braccio spastico mantenuto in flessione si sente prima un blocco e poi un cedimento lento). Il dato importante sul piano riabilitativo è se, attraverso l'attenzione verso il corpo, il paziente riesce a controllare la RAAS almeno parzialmente (es. chiedendo di prestare attenzione ad alcuni tipi di informazioni, o chiedendo di prestare attenzione all'altro arto e fare il confronto, e via dicendo). questa capacità di controllo è presente in tutti i pazienti, almeno parzialmente, se viene trovata la modalità corretta per quel dato paziente di fargli prestare attenzione correttamente nei confronti del corpo.
  2. Abnorme Irradiazione: è il coinvolgimento di distretti corporei/muscolari non interessati nel compito. l'irradiazione è un fenomeno presente anche nel sano (es. prendendo una valigia pesante con un braccio, l'altro si alza), ma nei bambini/pazienti si verifica a soglie bassissime e sempre secondo gli stessi schemi: nel compiere un'azione, ad es. muovere gli arti superiori, gli arti inferiori si estendono, o i piedi vanno in equino; oppure a soglie ancor più basse, il bambino volta la testa e l'arto superiore si flette al gomito e la mano si chiude a pugno, e via dicendo. allo stesso modo l'importante è valutare come (con quali informazioni, in quale modalità, in quale posizione, con quale richiesta, ecc.) l'irradiazione possa essere, almeno in parte, controllata dal paziente. ovviamente non chiederò mai di fare esercizi in stazione eretta ad un bambino che in stazione seduta non riesce, per dirne una, a mantenere i piedi a terra da seduto mentre si guarda intorno o parla, perchè in quel caso, come abbiamo visto, la stazione eretta è palesemente troppo complessa ed è quindi uno stimolo troppo forte e causerebbe un aumento abnorme delle componenti patologiche a causa dello sprouting disorganizzato delle sinapsi neuronali. il bambino dovrà prima imparare a controllare almeno parzialmente l'irradiazione o la RAAS in stazione seduta.
  3. Deficit di Reclutamento di Unità Motorie (DRUM): questa è una condizione di incapacità a reclutare qualitativamente alcuni distretti muscolari, che generalmente coesiste con la condizione di tono aumentato. ci tengo a sottolineare che non si tratta semplicemente di "mancanza di forza" ai distretti interessati (magari, basterebbe semplicemente fare ginnastica e avremmo risolto i problemi di tutti!), ma di una difficoltà di organizzazione. elettrodi, richieste di attivazione muscolare, ippoterapia, ginnastica, tiranti, eccetera semplicemente non servono a niente perchè non si tratta di un problema muscolare. è vero che alcuni pazienti sembrano beneficiare di alcuni di questi trattamenti, ma a) in alcuni casi le cause sono da ricercare nella capacità di riorganizzazione spontanea, sempre comunque presente in tutti i pazienti, e di riuscire autonomamente ad estrapolare qualche informazione significativa; b) in altri semplicemente vengono spacciati per miglioramenti quelli che in realtà non lo sono affatto: "sta più dritto" in queste dinamiche riabilitative generalmente corrisponde ad un aumento dell'irradiazione (di solito agli arti inferiori), che come abbiamo visto è una componente della patologia e corrisponde ad un peggioramento, non ad un miglioramento; inoltre lo "stare dritto" in determinate situazioni (ad es. sul cavallo) molto spesso è determinato da un effetto "a vento", causato dal movimento del cavallo stesso in avanti: il bambino sta su per irradiazione e non per costruzione di informazioni corrette, e quindi appena il cavallo si ferma, il bambino ricade in avanti. ovviamente in questo caso sarà veramente molto difficile che una posizione percepita in quella modalità riesca ad essere poi trasferita in un contesto differente.
    quando dico che non si tratta di un problema muscolare, intendo dire che è stato verificato come la quantità di "forza" muscolare necessaria a compiere un movimento o a mantenere una data posizione sia minima rispetto invece alla necessità conoscitiva che determina quel dato movimento: per dirne una, la posizione seduta "in avanti", in cifosi tipica delle tetraparesi, non è assolutamente determinata da un ipotono dei muscoli del tronco, ma dalla difficoltà di organizzare il sistema visivo, il sistema vestibolare, i tratti cervicali superiore-inferiore, la base d'appoggio del bacino ed il sistema della manipolazione-prensione tra di loro. Semplicemente l'esplorazione dell'ambiente risulta troppo complessa per questi pazienti, che adattano una strategia elementare un pò perchè non riescono ad organizzare altro, e un pò per "preservare" il sistema da sollecitazioni disturbanti (ad esempio, per capirci, il fenomeno della vezione, cioè il fatto che mentre ci muoviamo il mondo ci viene incontro, che disturba fortemente il sistema vestibolare, che è collegato a quello visivo ed alla somestesi: per questo ad esempio, seduti in carrozzina, tanti pazienti, adulti o bambini, tendono ad andare in avanti bloccando il rachide cervicale nella classica posizione "a tartaruga", guardando tutto dal basso all'alto, al limite ruotando anche il capo).
  4. Schemi elementari: sono costituiti dall'incapacità del paziente a costruire condotte motorie complesse, e dall'utilizzo quindi di strategie motorie sempre uguali ed elementari (es. traiettoria a parabola per raggiungere un oggetto, ecc.). Allo stesso modo queste non sono determinate dal tono (iper o ipo) dei muscoli di tale distretto, ma dall'incapacità di organizzare i diversi segmenti corporei in maniera complessa. Esercizi di ripetizione attiva del movimento non modificheranno quindi lo schema elementare, perchè essendo determinato da una carenza di strategia, il paziente continuerà ad effettuarlo sempre allo stesso modo (è più o meno il principio del "tieni su la testa!" o "stai più dritto!": se bastava dirglielo, non aveva bisogno di terapia, che dite?) anzi lo incrementeranno.

    queste componenti sono presenti a diversi livelli ed in diverse modalità a seconda del paziente: si possono presentare in una posizione piuttosto che un'altra, per alcune richieste piuttosto che altre, in alcune condizioni (non da ultimo quelle emotive) piuttosto che altre. compito del terapista è proporre esercizi che permettano al paziente di imparare a controllare il più possibile questi elementi della patologia per far emergere movimenti complessi.
  • la spasticità è uguale per tutti?
No. la diagnosi "tetraparesi spastica" o "diparesi spastica" o altro non è indicativa nè della gravità nè dell'immutabilità della condizione. In alcuni casi la riorganizzazione spontanea è tale per cui si assiste addirittura alla scomparsa (ma qui si parla dei primi mesi di vita) della sintomatologia. Comunque, anche una volta strutturato, l'ipertono è una condizione modificabile, ma in maniera adeguata solo attraverso esercizi che trattino il disturbo percettivo alla base e le difficoltà di attenzione a determinati tipi di informazioni.

  • Quali trattamenti vengono utilizzati di solito per la spasticità e per le problematiche correlate (retrazioni muscolari e deformità)?
Vengono di solito proposti:
- allungamenti (stretching): non trattano il problema alla base, quindi dopo pochi minuti dal termine dell'allungamento la condizione originale di ristabilisce.
- tossina botulinica: non tratta l'ipertono, semplicemente provoca una temporanea paralisi flaccida del muscolo (è una tossina, quindi letteralmente intossica il muscolo). La durata varia dai 3 ai 6 mesi circa e l'efficacia tende a diminuire nel tempo fino a scomparire per adattamento del muscolo alla tossina; in alcuni casi si assiste addirittura ad un peggioramento delle condizioni di base, con una difficoltà ad utilizzare il segmento corporeo interessato (incapacità di "sfruttare il rilasciamento" che diventa "ipotonico" e quindi difficilmente utilizzabile) per la durata dell'effetto della tossina, oppure ad un peggioramento delle condizioni iniziali al termine dell'effetto (aumento dell'ipertono del distretto interessato).
- farmaci contro la spasticità: tipo lioresal o simili. questi a) hanno controindicazioni per fegato e reni perchè sono farmaci molto forti; b) non sono selettivi anche con un dosaggio corretto si può assistere ad una diminuzione del tono "generale"; c) non tengono conto di quei casi in cui magari la componente irradiativa è predominante ed in generale non tengono NESSUN conto della specificità delle problematiche del singolo paziente, che difficilmente con i farmaci otterrà un movimento evoluto.
- pompa al baclofen: è una pompa a rilascio di farmaco impiantata nel corpo del paziente. Di tutti i pazienti con paralisi cerebrale che ho visto non ne ho MAI e dico MAI visto uno che avesse ottenuto dei benefici dalla pompa, valgono comunque gli stessi problemi dei farmaci contro la spasticità.
- tutori - splint- palmari e simili: vengono utilizzati per mantenere il segmento corporeo nella posizione corretta. in realtà il segmento interessato è fenomenicamente nella posizione corretta, ma posto all'interno del tutore, trovando un ostacolo, "spinge" di più incrementando le componenti patologiche (RAAS e irradiazione). Inoltre, essendo la spasticità un problema da deprivazione informativa, ingabbiare ulteriormente un arto già deprivato di informazioni non fa che incrementare il circolo mancanza di informazioni-aumento del tono.
- interventi di chirurgia ortopedica: vengono proposti quando ormai c'è retrazione muscolare (anche se c'è financo gente che li propone come chirurgia preventiva, ancor prima che il problema si presenti). L'intervento non diminuisce il tono, solo "taglia" il muscolo allentandolo, mentre l'ipertono continua a sussistere. Se non viene trattato il problema informativo, l'arto torna generalmente, prima o poi (nel giro di qualche anno, ovviamente in meno tempo se si tratta di età evolutiva) come prima dell'intervento. Questo spiega gli stessi interventi fatti due, tre volte, finchè praticamente non c'è più tendine da tagliare, ed i bambini che ad un anno dalla tenotomia degli achillei, da seduti già irradiano nuovamente e si portano in punta (equinismo) mentre parlano o si muovono. Quando è effettivamente necessario l'intervento (dove quindi è instaurata la deformità) è necessario, prima e dopo, un intervento riabilitativo "a bomba" sulle problematiche percettive specifiche per quel dato paziente: tenete conto che il sistema è già alterato di per sè; l'intervento chirurgico cambia ulteriormente la percezione del corpo, che già è alterata (pensate che alcuni bambini che parlavano hanno detto, dopo l'intervento di tenotomia, mi hanno cambiato le gambe, non le sento più mie! figuriamoci di quali e quante difficoltà stiamo parlando!): è quindi necessario preparare il bambino prima ad affrontare il cambiamento percettivo, ed aiutarlo dopo ad utilizzare questo cambiamento in modo utile.


  • la spasticità può diminuire semplicemente con la riabilitazione senza interventi di tipo medico?
Assolutamente sì, se gli esercizi sono volti al controllo della patologia in modo attivo (e cioè con l'attenzione) da parte del paziente. l'attenzione deve essere volta a quegli elementi che il paziente autonomamente non riesce ad organizzare (costruzione di informazioni tattili, pressorie, cinestesiche, relazioni spaziali, visuo-vestibolari, trasformazioni da una modalità percettiva all'altra, ecc.). Inoltre nell'esercizio vanno considerati tutti gli aspetti dell'ipertono (quali sono gli elementi che si presentano, la RAAS, l'irradiazione, in che posizione, in quali spazi, in seguito a quali richieste, ecc.).
Esercizi differenti da questi sono soluzioni temporanee che non permettono al bambino l'apprendimento di movimenti evoluti (che emergono da una necessità conoscitiva rispetto al corpo e all'ambiente, e sono quindi conseguenza di un'organizzazione cognitiva diversa e più complessa).

Ovviamente qui non si parla di miracoli, ma delle possibilità specifiche per ogni singolo bambino: non è un nascondersi dietro un dito, ci sono casi molto gravi e casi molto lievi, anche se in questi anni ho avuto sorprese che non mi aspettavo e l'esperienza mi insegna ogni giorno di più a non fidarmi mai delle apparenze.
sono però tenuta a dire che anche al bambino più grave dovrebbe essere comunque proposto un approccio riabilitativo sensato, che tenga conto di tutti questi aspetti; a maggior ragione questi pazienti meritano il più assoluto rispetto ed un approccio che tenga conto del fatto che si tratta sempre e comunque di persone pensanti, dotate di un'emotività e di una (seppur a volte minima) capacità di relazionarsi in qualche modo: sono i terapisti che devono a questi pazienti la ricerca della modalità più corretta da proporre, altrimenti, mi si permetta... che facciano i gelatai.

lunedì 17 novembre 2008

direttamente da Napoli

all'ultimo minuto ho deciso di spostarmi a Napoli fino a venerdì per un mini ciclo di trattamento intensivo (due ore al giorno a testa) per le gemelline. abbiamo cominciato stamattina da maria rosaria per un aggiornamento veloce, sono sempre felicissima di vederla, ed in più forse può darmi una mano per frosinone (o per roma, da vedere), ma questo sarà da vedere venerdì. le bambine sono non cambiate, a stento riconosco quelle che erano solo due mesi fa. oggi pomeriggio abbiamo cominciato con I., con esercizi impossibili fino a pochissimo tempo fa: veramente, a vederle da fuori sembrerebbero miracolate, se la cartella riabilitativa con gli esercizi non l'avessi scritta io di mio pugno e non sapessi chi le ha trattate in questi due mesi.

comunque sabato torno a Roma e ho il pienone dalle nove fino alle tre e mezza.

comunque intanto ricordo a tutti l'invito per la festa (d'ora in poi metterò questo avviso al termine di tutti i post fino al 13 dicembre!)





mercoledì 5 novembre 2008

la mamma chiede: impugna male la penna e assume strane posizioni, come mai?

Ciao,
mi chiamo G. e mio figlio di 6 anni non riesce ad impugnare correttamente la matita (utilizza 4 dita) scrive oltre allo stampatello sia il corsivo che lo stampatello minuscolo ma si stanca presto ed assume strane posizioni sia con la testa (inclinata al lato o appoggiata sul foglio) che con il corpo (si piega di lato) quasi non riuscisse a vedere bene ciò che scrive. All'inizio quando frequentava la scuola materna ho pensato di lasciargli la libertà di scegliere se scrivere utilizzando tre o quattro dita ma adesso mi rendo conto che questo compromette la sua postura oltre a farlo sentire a disagio perchè impiega più tempo per scrivere. Per la verità non sapevo bene a chi rivolgermi e dando uno sguardo su internet alla ricerca di un "impugnafacile" (dietro consiglio delle insegnanti) ho letto con molto interesse le informazioni che fornisci all'interno del Tuo blog e vorrei conoscere se possibile il Tuo parere in merito e se c'è un Tuo collega (appassionato ed esperto come Te se possibile!) nella zona di Latina che può aiutare il mio bambino a impugnare correttamente la matita. Ti ringrazio anticipatamente e colgo l'occasione per inviarTi: i miei complimenti per la passione che metti nel Tuo lavoro ed il costante spirito di ricerca che Ti anima, oltre ai miei più cordiali saluti.
G.
Cara G,
grazie per avermi scritto. non ho capito però se il tuo bimbo ha una diagnosi o meno, perchè alcuni dei disturbi che tu citi (posizioni anomale, difficoltà nella coordinazione tra il sistema visivo e la posizione del corpo, stancabilità a scrivere a causa di forza dosata male con penna eccessivamente stretta nel pugno, ecc.) potrebbero (e ci tengo a sottolineare POTREBBERO, non è necessariamente così) inicare una forma, magari lieve, di disprassia o comunque la presenza di aspetti disprassici. questa ovviamente è una ipotesi buttata lì per la quale andrebbe fatta una valutazione, ma potrebbero esserci diversi motivi che spiegano il comportamento del bimbo: in primis forse sarebbe da fare una visita oculistica per escludere astigmatismo e ipermetropia. comunque se assume una strana posizione non credo proprio sia a causa della presa della penna (che però non ho capito: con 4 dita che significa? cioè, quali dita? e il braccio come sta?): credo si tratti di un problema di organizzazione tra le diverse parti del corpo in associazione con la vista, magari semplicemente un problema visuo-spaziale, ma ovviamente il bimbo lo dovrei vedere per fare un'ipotesi. per esempio bisognerebbe vedere se riesce a colorare in tutte le direzioni o solo in una. è lateralizzato (cioè, quando fa un gesto spontaneo, utilizza indifferentemente destra o sinistra? quando indica a sinistra o a destra, lo fa con la mano dominante o a seconda del lato utilizza il braccio omolaterale?) o no? insomma ci sono da vedere un pò di cose per valutare, a maggior ragione se si tratta di un problema così sfumato.
in sostanza siamo sempre lì: il problema non è tanto l'utilizzo di una posizone o meno, ma l'incapacità di attuare strategie diverse. se il tuo bimbo scrive "preferibilmente" in quella posizione ma riesce a farlo anche in altre ed a modificarsi autonomamente a seconda del contesto, questo non costituisce un problema, ma da quello che dici sembra che il bimbo autonomamente riesca "solo" in quel modo, e questo gli crea disagio.
per quanto riguarda la terapista... purtroppo la prima terapista "a distanza" che conosco e a cui posso inviare con sicurezza i bambini è a Napoli. non so a Latina come siete messi, ma so che da Frosinone i bambini vengono dirottati tutti a Roma (il che significa che non c'è niente di più vicino!). comunque se ti interessa, molto molto presto dovrei venire a lavorare a mezz'ora da te.

venerdì 31 ottobre 2008

disturbi visivi e ritardo motorio: un vecchio thread

era già un pò che pensavo di ripubblicare qui questo mio intervento del forum, perchè credo proprio che possa interessare tanti. si trattava di una discussione sui problemi visivi ed il ritardo motorio, fatta a gennaio l'intervento è in tre puntate. ve lo riposto qui per intero, così com'è (quindi non vi aspettate una lezione, il tono è molto colloquiale, tipico dei forum), magari è utile a qualcuno.

DISTURBI VISIVI E SVILUPPO MOTORIO: PRIMA PUNTATA

buongiorno a tutti!
come promesso eccomi a scrivere riguardo a disturbi visivi e sviluppo motorio. come tutti immaginate la questione è complessa, ma non impossibile!!! ci sono diversi aspetti da considerare.

il bambino sano nasce diciamo con un "kit" di funzioni ancora in sviluppo: il sistema uditivo e quello visivo sono quelli che cominciano a svilupparsi prima. il neonato nasce con la capacita di vedere, sì, ma il sistema deve ancora maturare (sia i nervi ottici, sia l'occhio stesso, sia le aree associative deputate alla visione), così nei mesi successivi alla nascita vedremo via via comparire le capacità di fissazione (inizialmente nella zona della vista periferica, poi nello spazio della linea mediana e maggiormente se il target ha determinate caratteristiche che poi vedremo), inseguimento visivo (prima laterale, poi anche verticale), alternanza dello sguardo (inizialmente tra due target posti l'uno accanto all'altro, poi nei mesi successivi anche tra target e adulto nella triade oggetto-bambino-adulto che è l'interazione dialogica che prelude ed è prerequisito alla comparsa del linguaggio - il bambino indica un oggetto/ l'adulto lo nomina/ il bambino guarda l'oggetto e l'adulto alternativamente).
a 5 mesi il bambino sano ha consolidata la coordinazione oculo manuale, ovvero riesce a raggiungere un oggetto con l'arto superiore in virtù del vedere la sua mano muoversi nello spazio e comprendere che è sua e che può gestirla.
a 8 mesi il bambino sano consolida la coordinazione occhio- piede che è prerequisito fondamentale del sistema funzionale deambulazione (è ovvio che se non so dov'è il mio piede, se non so che è mio, se non mi guardo neanche i piedi né mai me li sono guardati, come si può pretendere che io stia in piedi?!).
come potete aver già notato, le interrelazioni tra i diversi sistemi (visivo- linguistico- deambulazione- raggiungimento...) non si scindono MAI, ed è per questo che l'approccio riabilitativo non può non tener conto di questi aspetti. ma qui ci arriviamo più tardi, al momento delle bacchettate alla riabilitazione.
per dimostrarvi di quanto tutti i sistemi siano collegati tra loro, vi faccio l'esempio dei bambini con paralisi ostetrica (per chi non lo sa, è uno stiramento del plesso brachiale, cioè dei nervi del braccio, al momento del parto). NON è un problema cerebrale, il bambino NON ha problemi cognitivi, dovrebbe in pratica riuscire a guardare ovunque. invece i bambini piccolissimi con paralisi ostetrica hanno difficoltà nell'inseguimento dalla parte del braccio leso, perché tendono a non considerare la parte strutturando compensi, con conseguenze come ad esempio una futura scoliosi, che potrebbe essere TRANQUILLAMENTE evitata trattando anche il sistema visivo quando sono piccolini. stesso dicasi per i torcicolli miogeni: sono problemi ortopedici, ma allora perchè influenzano anche il sistema visivo?

ma PERCHE' il sistema visivo e tutti gli altri si sviluppano? perché il bambino non nasce col suo bel pacchetto già pronto di deambulazione, prensione, visione, ecc? e già che c'è, perché non parla appena nato?! ;)

definiamo il processo visivo (così come gli altri) una proprietà emergente, vale a dire che emerge dalle esigenze del sistema uomo. il bambino sano impara a controllare il capo per la necessità di guardare l'ambiente esterno, in primis per interagire con la madre che gli parla. perché acquisisce la coordinazione occhio mano? per la nuova necessità di raggiungere gli oggetti che vede. e via dicendo, perché impara a stare in piedi? per la necessité di interagire con l'ambiente, e via via il bambino, in modo sempre più dinamico, si interfaccia con ciò che lo circonda. fondamentalmente i processi maturativi sono processi di conoscenza del mondo, quindi la biologia viene influenzata dai processi esperienziali e di interazione del bambino (ed in primis con l'adulto).
questo accade nei bambini SANI, ma ANCHE NEI BAMBINI CON PATOLOGIA. ovviamente in modo diverso, poiché, se lasciato a se stesso, il bimbo con una paralisi cerebrale, o con un disturbo cerebrale di QUALSIVOGLIA TIPO (e come abbiamo visto questo vale anche per problemi di altro tipo), si organizza intorno alla patologia stessa, con i risultati che vediamo ogni giorno.


ora. sebbene i processi maturativi e di apprendimento siano gli stessi anche per i bambini con patologia (ovvero: il cervello essendo plastico si organizza attorno alle necessità che provengono dall'esperienza con l'esterno), tali processi avvengono con le alterazioni dovute alla patologia. qui non stiamo parlando solo di problemi di ipovisione o cecità, ma di problemi specifici del sistema visivo. TUTTI e dico TUTTI i bambini che io ho visto (il più piccolo 15 giorni di età, me lo ricordo ancora) ad una valutazione del sistema visivo riscontravano problemi a vari livelli. è ovvio che ad un bimbo di un mese non valuterò l'alternanza dello sguardo, perché ancora non é pronto, ma guarderò altro. i problemi che possono essere riscontrati sono, tra gli altri:
- difficoltà di fissazione
- difficoltà di inseguimento
- alternanza dello sguardo difficoltosa o assente
- disturbi visuospaziali
- coordinazione oculo manuale o occhio piede difficoltosa o assente, non si volta verso la mano o il piede che toccano un oggetto
- difficoltà di frammentazione tra i movimenti oculari e quelli del capo
- difficoltà di co-orientazione dello sguardo (guardare dove guarda l'adulto)
- problemi di attenzione visiva prolungata
- ecc. ecc.

e così via. ovviamente la valutazione di queste abilità è molto complessa, va considerato in quali spazi vi sono difficoltà e con quali compensi in ciascuno spazio; come il bambino modifica il suo comportamento se ad esempio cambio il target in base alle caratteristiche necessarie per canalizzare la sua attenzione (se lo metto a forte contrasto, se lo muovo più lentamente, se lo metto più vicino, se canalizzo l'attenzione con il linguaggio...). insomma, non è una visita oculistica in cui dico "vede- non vede". è una valutazione molto complessa che richiede competenza e capacità di osservazione per stilare un qualcosa che SERVA a costruire degli esercizi per il bambino, perchè di questo si tratta: una valutazione riabilitativa (ovviamente non dico medica, perchè non è il mio campo) che non serva a questo, non serve a niente. il dire "non ci vede quasi" non ha utilità, detto da un terapista, e neanche il "ha problemi di fissazione" se poi il trattamento si riduce a piazzargli una mano sulla testa spingendola per sperare che un bel giorno il bambino la tiri su per miracolo divino o semplicemente per maturazione spontanea (quando siamo fortunati).

comunque.
abbiamo dunque compreso come sia importante per il bambino lo sviluppo del sistema visivo per il conseguimento delle tappe motorie. attenzione, lo ripeto, nella maggior parte dei casi il disturbo NON è dell'occhio, e non è neanche cecità o ipovisione centrale, si tratta di distrurbi specifici causati dal danno cerebrale, in cui, non mi stancherò mai di ripeterlo urlandolo a squarciagola, sono le RELAZIONI tra i diversi sistemi (e non le aree singole cerebrali o le funzioni specifiche -del tipo "l'area della motricità, l'area del linguaggio, l'area del non so cos'altro") ad essere deficitarie.
è ovvio che questo tipo di danno influisce sullo sviluppo motorio perché come abbiamo visto i diversi sistemi sono interrelazionati tra loro (visione, linguaggio, cammino, raggiungimento, spazialità, problem solving, eccetera).
un bambino con ipovisione o cecità ovviamente avrà lo sviluppo motorio ulteriormente ritardato. ma come avrete visto ci sono migliaia di ciechi che camminano, si muovono, e anche meglio di tanta gente che vede... come mai?

SECONDA PUNTATA:

il cervelllo come sappiamo è plastico. il che significa sia che può apprendere in continuazione cose nuove, sia che in seguito ad una lesione si riorganizza cercando di vicariare i circuiti lesi. in pratica, è come trovare un ingorgo sul grande raccordo anulare e uscire sull'ardeatina passando per via di fioranello per arrivare sull'appia lo stesso. mi scuso con i non romani per il paragone autostradale che non calza proprio a pennello ma rende l'idea.

i bambini con lesioni cerebrali (quando dico lesioni cerebrali OVVIAMENTE non mi riferisco solo alle PCI, ma anche alle sindromi che coinvolgono i processi cognitivi e il cervello, alle varie malattie del sistema nervoso centrale, eccetera, e persino alle disprassie altrimenti dette DISTURBI CEREBRALI MINORI - perchè alla risonanza non sono evidenziabili) ovviamente NON hanno solo problemi del sistema visivo, ma altri a livello somestesico, tattile, cinestesico, spaziale, che tutti insieme allegramente danno il quadro del "ritardo" motorio che poi si consolida in quello che leggete sul foglio della diagnosi del dottorone.

ora, quando io ho un bimbo con un disturbo cerebrale che CI VEDE, ovviamente sì, ha l'occhio intatto, ma ha disturbi dell'attenzione visiva legati a tutte le problematiche che possono essere evidenziate (vedi puntata 1).
anche i bambini più grandi, magari con un'intelligenza normale, possono avere un disturbo della visuospazialità, e comunque SEMPRE problemi (magari di tipo diverso) a livello somestesico (di percezione del corpo). cosa fa allora questo bambino X con ad esempio una diparesi? . COMPENSA CON LA VISTA LE LACUNE CINESTESICHE O SOMESTESICHE: poiché ha difficoltà a sentire il corpo (e per "sentire il corpo" non dico che non sa dov'è il suo piede, si tratta di una valutazione complessa, non una cosa banale come può sembrare) si corregge con la vista, con risultati comunque non troppo soddisfacenti. Ecco perchè appena è possibile, gli esercizi vanno fatti AD OCCHI CHIUSI: ebbene, si toglie la vista per permettere il riconoscimento di posizioni, di percorsi fatti con un arto, di superfici tattili, eccetera.
allora voi direte: ma come? dici che bisogna trattare il sistema visivo e poi metti la benda al bambino?
si, perchè il sistema visivo non deve essere un modo per SUPPLIRE ALLE LACUNE SOMESTESICHE.
Provate a chiedere ad un disprassico (o ad un'emiparesi destra), ad occhi chiusi, di posizionare il braccio destro come VOI gli avete posizionato il braccio sinistro, e vedrete che risate (si fa per dire). tutti i giorni vedo cose tipo: io metto un braccio steso in avanti, e lui si mette l'altro in testa, alla richiesta "ma le senti uguali?" ti risponde pure di sì.

e qui viene il bello: il cervello di un bambino cieco è già predisposto per la somestesi, per il tatto, per la cinestesi. e questo a livello riabilitativo può essere un vantaggio invece che uno svantaggio. è ovvio che è meglio che il bambino ci veda, ci mancherebbe, ma il fatto che non compensi con la vista rende più facile canalizzare la sua attenzione sul corpo.

ci sono stati degli studi qualche anno fa, sul recupero dei pazienti con ictus: hanno visto che i non vedenti recuperavano molto meglio e molto più velocemente dei pazienti vedenti, e questo perchè il cervello era già predisposto a porre attenzione al corpo, mentre il cervello di un vedente valuta come preponderanti le informazioni visive perchè sono le più immediate. una volta avuta una lesione cerebrale, il paziente vedente "supplisce" alla carenza di informazioni che vengono dal corpo con la vista; il paziente non vedente, che non può farlo, è costretto dal suo stesso cervello a "recuperare" le informazioni somestesiche perchè non può veicolare altri tipi di informazioni (visive, appunto).

non sto dicendo che sia bello che un bambino non ci veda, ma semplicemente che è più facile per un bimbo non vedente, quando la sua attenzione viene portata sul corpo, fare in modo che raccolga le informazioni che io voglio che gli arrivino. per i bambini è diverso perchè il cervello è ancora in formazione, ma prendiamo questi dati che arrivano dall'adulto e valutiamone comunque l'importanza.

il cervello è fondamentalmente un costruttore di informazioni: se da una parte non ne trova, ne cerca di altre. se alcune risultano "strane" e non coerenti, le elimina e ne prende altre. ecco perchè è necessario assolutamente che vengano date informazioni UTILI al bambino, e in determinate modalità: con alcuni bambini ad esempio bisogna sottolineare con il linguaggio l'informazione perchè ne ha bisogno per canalizzare la sua attenzione, ma con altri bambini il linguaggio è fuorviante e bisogna parlare praticamente ZERO.

in generale è comunque più facile trattare un bambino con lesione cerebrale non vedente che uno (sempre con lesione cerebrale) non udente: avendo anche problemi visivi, il bambino non udente ha i canali della comunicazione alterati entrambi, e diventa quindi difficoltoso il trattamento.
ne ho avuto comunque uno sordo profondo, che andava benino, con una tetraparesi molto grave da appiattimento delle circonvoluzioni cerebrali: è migliorato lavorando sul canale visivo di modo che mi considerasse come un elemento con cui interagire e di modo che apprendesse a cogliere alcuni miei suggerimenti: imparò a comprendere le mie espressioni, e a guardare dove guardavo io, ad esempio, altra capacità che nei bambini con lesione è gravemente disturbata, e che è prerequisito del linguaggio, e che VA TRATTATA!!!! in questo modo piano piano acquisì la coordinazione occhio mano, un minimo di occhio piede, insomma, in un anno cominciava a stare seduto, ed aveva 4 anni circa.

insomma: non voglio dire che il trattamento risolve tutti i problemi, perchè non è vero. non è neanche vero che è solo l'esperienza che modifica il bambino, perchè dobbiamo scontrarci a volte con la gravità delle lesioni, dei sintomi e dei disturbi vari.

però, posso dire con certezza una cosa: i bambini migliorano TUTTI, ed in tempi umani, non millenari. se non migliorano, cambiate terapista, cambiate metodo, interrogatevi su quello che stanno facendo: la ginnastica i massaggi e lo stretching non risolveranno i problemi motori di un bambino che non guarda neanche in faccia l'adulto.

nella prossima puntata.... le bacchettate alla riabilitazione!

TERZA PARTE: LA RIABILITAZIONE

ed ecco la parte che amo di più, ma che allo stesso tempo detesto.

la famigerata riabilitazione.
serve, non serve, i metodi, gli ausili, le "altre" terapie.

non so davvero dove cominciare, questa la scrivo davvero di getto e mi scuso se potrò risultare pesante, ma è un tema su cui davvero mi arrovello ogni giorno.

ogni giorno mi trovo a scontrarmi con la durissima realtà della riabilitazione- non riabilitazione. mi guardo in giro e vedo macchinari ultramoderni, tutine spaziali, "soluzioni" per qualsiasi problema, che aggirano il problema. non cammina? lo imbustiamo e camminerà imbustato. non parla? gli facciamo le domande e risponderà sì o no con un computer, con una tabella, tirando su una bandierina colorata.

si cercano in continuazione metodi, tecniche, manovre, e nessuno osserva il bambino. nessuno si degna di domandarsi quali siano le relazioni che intercorrono tra i diversi comportamenti: ha difficoltà di inseguimento e non tiene la testa, perchè non collegare le due cose e trattare una PER modificare l'altra, visto che come abbiamo capito si tratta di sistemi legati strettamente tra loro, invece che portare il bambino da uno che gli spinga la testa verso il basso per "stimolare il riflesso del blablabla" e anche da un ortottista che gli faccia esercizi visivi scollegati dal movimento?!

ovvero: ma perchè, perchè, perchè, il cosiddetto "trattamento globale" o "sistemico" dei rinomatissimi centri, di globale e sistemico non ha proprio niente, ma altro non è che il trattamento assolutamente SETTORIALE di ognuna delle funzioni (il logopedista tratta il linguaggio, l'ortottista tratta il visivo, il fisioterapista tratta il motorio, lo psicologo tratta il cognitivo, il terapista occupazionale tratta l'autonomia, e così via) senza tener conto che il bambino non è un puzzle da smontare, aggiustando un pezzo e riattaccandolo, quello NON funziona! ne sono esempi classici quei bambini che fanno un intervento chirurgico: l'intervento è andato benissimo, ora può camminare molto meglio di prima. peccato che, in piedi, dopo l'intervento non ci stia più. ma anche quei bambini che fanno lo stesso intervento due, tre, quattro volte: ma qualcuno lo capirà che se non si interviene sul DEFICIT INFORMATIVO che causa quel tipo di cammino, il piede era equino, ed equino ritornerà SEMPRE.

e non parliamo dei "è troppo presto per iniziare la logopedia": ma secondo voi, il bambino impara a parlare così, alzandosi un giorno e aprendo bocca per dire "ciao mamma, oggi non mi sento tanto bene, mi porti un'aspirina?". oppure ci saranno dei prerequisiti del linguaggio, il guardare in volto chi parla, l'alternanza dello sguardo, l'attenzione visiva, il seguire lo sguardo dell'adulto, il gesto dell'indicazione a scopo referenziale o richiestivo, la memoria, e ne potrei citare a bizzeffe. ma questo non sembra destare nessun interesse, e la logopedia si riduce ad una pedissequa ripetizione di bababa papapa tatata, versi degli animali e test quantitativi su cui c'è scritto che vostro figlio ha un punteggio inferiore alla norma perchè nel test sul vocabolario non ha individuato il significato della parola "batacchio" (giuro, c'è). sono disgustata da questi medici che dicono "aspettiamo, magari è solo pigro", "è troppo presto" e poi "è troppo tardi". sono schifata dal mercimonio di pseudoterapie, basta mettere un terapista e ogni attività diventa terapia. sono schifata dai terapisti privati che chiedono 60, 70 euro a seduta per un massaggetto sfruttando il fatto che il genitore vuole fare "il massimo" per il proprio figlio, non considerando che spesso quello che costa di più non è necessariamente la cosa migliore.

il trattamento sul sistema visivo, è un trattamento sul controllo del capo, sulla stazione seduta, sull'indicazione, sulla condivisione dell'esperienza con l'adulto, sul sistema vestibolare, sul cammino, sui prerequisiti del linguaggio, sul linguaggio stesso, sulla spazialità, sul raggiungimento. così come il trattamento di ognuna di queste funzioni DEVE essere il trattamento integrato (ma integrato davvero, che non significa trattare una cosa separatamente dall'altra) delle altre funzioni (quelle che risultino carenti, ovviamente), individuando quali siano le interconnessioni tra di esse.

il fatto che il bambino venga trattato da cinque terapisti che fanno cinque cose diverse, non è sinonimo di qualità. la qualità è trovare una persona che tratti IL VOSTRO BAMBINO, e non la sua patologia, perchè con la stessa patologia, tutti i bambini hanno difficoltà più che diverse tra loro, ed è INUTILE fare gli stessi esercizi di ginnastica (e spero che quando dico ginnastica percepiate il mio profondo disprezzo) per tutti: semplicemente abbiamo visto che NON funziona così. e non è giusto che i terapisti si prendano meriti che spesso non sono loro ("è migliorato fino a tre anni perché l'ho trattato io...") per poi scaricare le responsabilità quando risulta evidente che un trattamento di questo tipo NON porta miglioramenti ("...poi non è migliorato più perché la patologia è grave"), ma che è il bimbo che inizialmente è migliorato per sua personale riorganizzazione spontanea e poi si è fermato perché nessuno lo aiutava.

l'approccio riabilitativo non è solo fare esercizi: è un approccio ETICO. è un approccio al paziente, alla famiglia, alla vita. quello che si fa, ha una teoria dietro, che è una teoria della persona, non solo una teoria riabilitativa. guardatevi intorno, e cercate di capire se chi tratta vostro figlio lo scompone in pezzetti da massaggiare e allungare, e domandatevi se eticamente vi sembra giusto.

un bacio a tutti, e perdonate il mio essere così prolissa e pedante a volte. sono anche uscita dallo stretto campo di interesse dell'inizio del messaggio, ma da parte mia sento considerazioni di questo tipo come doverose.

un bacio a tutti
Fabiana

lunedì 13 ottobre 2008

considerazioni di una mamma e di una terapista...

lo copincollo anche se era nei commenti a questo post, visto che a quanto pare non sono proprio capace a mettere la barra degli ultimi commenti a lato.

Sei più incazzata di me! Tutto vero quello che dici, sottoscrivo tutto. Arriviamo (capisci a me) e sul corridoio come se fosse la cosa più normale e scontata “però quelle ginocchia, si dovrà intervenire” …se te lo vuoi credere “penso io” fallo pure; visita oculistica: occhio sinistro ha perso 3 diottrie in un anno, cambio occhiali, è nell’età dello sviluppo e perciò si capisce questo peggioramento mi dicono, quando sarà grande si potrà operare (e due), allora è un vizio “penso io”; ortopedico: la bambina ha una scoliosi (in realtà ha una cifosi) “un bustino la può aiutare”, se va bè “ penso io” …… santa pazienza!
Comincio a far girare le rotelline nella mia testa, le mamme che erano lì mi han presa per matta, comincio a parlare ad alta voce dicendo che non capisco il ruolo della terapista di riabilitazione, perché fanno così tanti corsi se poi l’unica cosa che devono fare è una terapia post-operatoria, la parola riabilitazione dice già tutto da sola allora perché si deve sempre pensare all’intervento, fare tanti corsi, studiare, aggiornarsi a che serve. Poi ce n’è anche per l’oculista, e si perché io credo di avere una mezza idea (anche più di mezza) di perché sia peggiorato l’occhio sinistro e comincio a parlare anche di questo, per questa cosa devo dire che un paio li ho spiazzati, comunque altro oculista, altra visita, chiacchierata con un mio amico optometrista e ci si comincia a lavorare (qui a novembre ti chiederò una consulenza). Il bustino ……. non se ne parla nemmeno. Botulino me lo propongono sempre e sempre devo star lì a ricordargli che non lo si può fare.
Insomma, hai pienamente ragione, devo dire che ultimamente mi ritrovo sempre più spesso a fare le tue stesse considerazioni. Sei una brava terapista ma soprattutto una bella persona.
Ciao, un bacio. Marina

Cara Marina,
anche se non conoscessi il problema di M. mi metterei ad urlare insieme a te, ad incazzarmi disgustata con questi medici che trattano tua figlia come se fosse una bambola rotta senza sapere neanche di cosa parlano. conoscendola poi, ti dico questo: un altro intervento, e M. non solo non sta più in piedi, non riesci più neanche a metterle i pantaloni. del bustino, non ne parliamo: il giorno che glie lo togli, te la ritrovi accartocciata. della tossina, se tu sei memore dell'ultimo ricovero in rianimazione per intossicazione da botulino di M. (e che lo dicano, per diana!!!!! il botox FA MALE), questi dottoroni non sanno neanche di che si tratta. di M. non sanno neanche cos'ha. tua figlia è una tetraparesi spastica da idrocefalo con impiantate derivazioni, sai che glie ne frega di quali sono i suoi problemi davvero.

per gli occhi: M. a sinistra non ci guarda. l'inseguimento visivo e anche la fissazione, così come l'attenzione visiva sono quello che sono. lì andrebbe fatto un lavoro A BOMBA, ma non sulle diottrie, che non sono il suo problema, ma sull'esplorazione visiva e sui movimenti oculari indipendentemente da quelli del capo, altrimenti non ottieni nulla. in quel modo dovrebbe migliorare anche il tronco ed essere più facilitata nella stazione eretta, perchè dovrebbe migliorare i problemi vestibolari e quindi essere meno disturbata dalle oscillazioni (sue ed eventualmente di oggetti/persone che le passano davanti).

quando vieni vediamo di farle una valutazione come si deve e ti dico bene. e se ti serve una mano per andare a dire a qualche dottore che sta dicendo una cazzata... sai che puoi contare su una mia relazione firmata col sangue ;)

dalle un bacio da parte mia.

venerdì 12 settembre 2008

un pò si dà, un pò si riceve...

oggi è stata una giornata interessante dal punto di vista lavorativo.
le due gemelle hanno continuato la valutazione, hanno ancora domani e poi basta. spero che si riesca a trovare un modo di farle seguire per bene. sul forum invece è iniziata una disquisizione partita dalle staminali ed arrivata più o meno al solito quesito principe "ma come si fa a capire a chi devo dar retta, visto che tutti mi dicono che gli altri fanno schifo?". devo dire che non mi tiro mai indietro quando c'è da incazzarmi (anche quando effettivamente non è che mi sia stato richiesto, di incazzarmi), ma non posso proprio tollerare certi scempi da parte del mondo medico. io i medici comincio ad odiarli: quando me lo dicevano i miei colleghi, non ci credevo, ma oggi... santo cielo.

già in ospedale quando vedevo questi emiplegici trentenni con la Desault, che camminavano con i quadripodi a manetta a un mese dall'ictus, ed il solito terapista macellaro che, radio a palla, ridacchiava coi colleghi mentre tra un e ieri so annato a ballà e un domani c'ho er corso de idrochinesi strombazzava "eddai! tira su sta gamba! forza! dai che ce la fai! bravo!" manco fosse stato un cane da addestrare, mi venivano i brividi.
ma leggere un articolo dove, nel 2006 -anno dell'articolo- (attenzione, nel 2006, non nel 1006 avanti cristo) mi si vuole propinare la validità della CIT, NO. mi RIFIUTO di voler credere (e probabilmente qui mi sbaglio, perchè c'è sempre di peggio) che ci sia qualcuno che pensi VERAMENTE che legando il braccio sano, quello plegico (quando è davvero plegico, e comunque anche negli altri casi) tiri fuori qualcosa di più di una mostruosa irradiazione. agghiacciante veramente. come nel medioevo. vabbè ma d'altra parte se c'è ancora chi ti propina i metodi degli anni '30 spacciandoli pure per novità o magari per tradizione, vabbè, qui andiamo nel folklore.

più che altro la cosa fastidiosa, irritante e soprattutto indicativa di malafede da parte di questi cultori del mondo medico (parlo ovviamente di questa gente che scrive l'articolo), è che mica ti spiegano che i parametri scelti per la valutazione (velocità e forza muscolare, solo a dirli mi vengono i brividi) sono arbitrari ma soprattutto che non sono IN NESSUN CASO indice di miglioramento della patologia perchè semplicemente si sa che il cervello non ne tiene assolutamente conto MAI; che "aumento di forza" significa, in un emiplegico, "aumento del tono" e quindi reattività allo stiramento, irradiazione. schemi elementari e via dicendo.
non ti dicono mica che le scale di valutazione non sono specificate ("miglioramento nell'abilità a compiere 30 azioni quotidiane"... già, vorrei sapere COME però: usando l'altro arto come puntello fisso e supporto di quello sano?); non ti dicono che i tempi presi in considerazione (3-9 mesi dall'ictus) sono tempi assurdi perchè il cervello comincia ad uscire dalla diaschisi dopo 5-6 mesi, quindi se i movimenti escono fuori prima di questo tempo, significa che semplicemente il cervello si è riorganizzato da solo; non ti dicono che ad oggi, considerare un emiplegico sinistro come un emiplegico destro è già di per sè un'aberrazione, un errore metodologico, un orrore riabilitativo, una cattiveria gratuita per quei poveri pazienti che si meritavano qualcosa di meglio di un cazzo di tutore che gli bloccasse l'unico braccio con cui riuscivano magari a lavarsi i denti o girarsi nel letto.

no, non mi voglio incazzare di nuovo. mah, sarà questo è un periodaccio, mi sento un pò in ansia a livello lavorativo, non so perchè. in realtà va tutto abbastanza bene, ma mi sembra sempre di stare sui carboni ardenti, pronta a dover saltellare di qua e di là, boh.

oggi comunque è stato bello perchè una consulenza l'ho chiesta io. ho portato una mia bambina in consulenza dal mio magister, che ha fatto uno strappo alla regola (lui solitamente tratta gli adulti - nel suo caso più che trattarli oserei dire che li cura- ma mi ha fatto un favore), e che è una delle due persone che mi hanno insegnato praticamente tutto quello che so sulla riabilitazione, e perchè no, anche tanto sulla vita (altrimenti non sarebbero stati maestri, ma solo blandi indottrinatori).
ebbene, bisogna avere l'onestà di ammettere quando non si sa più che pesci prendere, e che due teste sono meglio di una, soprattutto se la seconda è molto, ma molto più grande della prima.

osservare qualcuno che sa osservare è illuminante.
guardare qualcuno che cerca quello che c'è sotto al movimento, senza superficializzare, senza banalizzare, ma scavando nel perchè del perchè del perchè, mi fa pensare che probabilmente se mai arriverò ad avere un terzo delle connessioni sinaptiche che ha quest'uomo, probabilmente potrò definirmi pienamente realizzata.