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venerdì 12 marzo 2010

il papà chiede: emiparesi sinistra, è presto per capire se ha un ritardo di linguaggio?

Salve mi chiamo Nicola sono il padre di Federico un bimbo che ora ha 17 mesi e il 14 dicembre 2009 ha avuto una encefalite erpetica simplex. Siamo stati un mese in ospedale e il 14 gennaio 2010 siamo tornati a casa. Hanno trattato Federico con l'aciclovir per l'encefalite erpetica, purtroppo verso il 26 dicembre Federico è peggiorato ed è stato in stato di male epilettico...fortunatamente qualcuno lassù ci ha sentito e pian piano siamo tornati alla vita, però il virus come le risonanze evidenziano ha causato delle lesioni, e nell'unica crisi epilettica manifestata, Federico ha avuto una emiparesi sx (infatti maggiormente interessato il lobo dx anche se più lieve anche la parte sx). Siamo stati seguiti dal Dott. xxxxx perchè dopo lo stato di male oltre ad una emiparesi ha incominciato ad avere delle clonie nella parte sx (gamba braccio).
Per il discorso emiparesi, Federico nel giro di un mese ha fatto passi da gigante, (si è ammalato che aveva 15 mesi e camminava da 1) ha ricominciato a camminare certo non con un equilibrio ancora perfetto ma si muove autonomamente, si alza in piedi, sta seduto, riesce ad alzarsi un po in tutti i modi insomma, considera sia il lato sx che il dx, però ora che usciamo dalla fase acuta ha incominciato a irrigidire un po il ginocchio sx, cammina allargando un po la gamba piegando meno il ginocchio. Siamo seguiti da un fisiatra e un fisioterapista dove viviamo, facciamo terapia (3 volte a settimana 1 ora a seduta) da circa 4 settimane che consiste nel giocare cercando senza pressare di utilizzare giochi bimanuali e cercare di stabilizzare il peso del corpo al centro perchè abbiamo notato che sposta il carico il più delle volte a dx. Infatti la parte dx del corpo la muove bene senza problemi, il fisioterapista dice che bisognerebbe appunto tenere il peso su entrambe le gambe in modo che anche il ginocchio sx lavori anche per non irrigidire poi troppo nel tempo i muscoli tipo il tendine d'Achille. Per quanto riguarda la mano sx se all'inizio non la considerava e la teneva chiusa al petto ora la usa per gattonare (gattona normalmente) per tirarsi su, per aggrapparsi agli oggetti, e da qualche giorno si passa i giochi da una mano all'altra. Non solo, se la mano dx ha già qualcosa e gli proponiamo di prendere un altro oggetto lo prende con la mano sx (prima lasciavA l'oggetto che aveva sulla dx), anche qui sia il fisioterapista sia il dott. dicono che è importante coinvolgere la mano sx senza stressarlo troppo insomma ma che non se la dimentichi, non deve lasciarla indietro; anche se ancora per il momento certo è secondaria tiene gli oggetti che gli interessano intanto che esplora con la dx. Da qualche giorno abbiamo notato che camminando appunto con la gamba sx più rigida il piede tende a incurvarsi verso l'interno e il dottore ha anticipato eventualmente l'uso di un tutore se questo peggiorasse. Secondo la sua opinione, il camminare è meno grave perchè un bambino comunque vuole farlo quindi correggendo pian piano i suoi schemi che ora sembra abbia imparato dice che è guaribile...la cosa da fare attenzione è la mano sx appunto che bisogna stimolarla sempre senza eccessi ma per fargliela sempre presente per non dimenticarla. Non so come sarà il futuro...è il primo figlio e il primo caso in famiglia, tutti sono fiduciosi, ma io non voglio sentirmi dire un ma o un se fra un 1 anno da qualche dottore o cose simili..certo non posso avere neanche certezze...siamo stati sfortunati ma nella sfortuna, nostro figlio che ce l'avevano dato ormai per un vegetale, anche miracolati perchè è tornato quello di prima..certo con dei deficit motori...(altra cosa: il linguaggio..Mamma nonna nonno lo dice bene, babbo dice ba, e in generale tutte le parole pronuncia le prime sillabe...la neuropsicologa riferisce che è nella norma ancora che fino ai 18 mesi è normale poi con quello che ha avuto lui...). Riassumendo il virus gli ha causato 3 focolai, uno lobo dx uno lobo sx più lieve e uno ancora più lieve dietro in una zona di connessione dicono i dottori, certo le lesioni ci sono infatti la paura è anche per il linguaggio ma ancora dicono che è presto saperlo con certezza.

Ho letto il suo blog e come tanti mi ha colpito molto il suo modo di interpretare il suo lavoro o filosofia di vita, sono stato un po disordinato e sicuramente poco corretto nel spiegare la vicenda ma siamo ancora freschi e l'emozione gioca brutti scherzi.

Vorrei se posso avere una sua idea, naturalmente aggiungendo tutti i dettagli che servono.

Scusi gli errori e l'orario..
Saluti, Nicola

In realtà non mi ha fatto nessuna domanda, quindi farò solo dei piccoli commenti alla sua lettera.
Sicuramente, per breve che sia stata, l'esperienza "sana" prima della lesione ha dato a suo figlio una bella mano nel suo recupero: l'aver avuto un'esperienza precedente a quella patologica lo ha aiutato e potrebbe aiutarlo ancora. Comunque, al di là di questo, è importante capire cosa si può fare ORA. Io sconsiglio i tutori, ne ho parlato tantissime volte (nello specifico qui), e anche gli esercizi "di ginnastica" (tipo ripetizione di gesti, di movimenti, alzarsi-abbasarsi, ripetizione del cammino e via dicendo).
NON E' VERO CHE E' PRESTO PER SAPERE SE E' IN RITARDO SUL PIANO DEL LINGUAGGIO: il linguaggio non viene fuori da un giorno all'altro, ed il bambino non passa dal nulla al "ciao mamma buongiorno mi porti la colazione?". Bisogna che vengano valutati i prerequisiti del linguaggio (capacità di analisi ed esplorazione visiva, comprensione dell'indicazione, comprensione dello sguardo dell'adulto, utilizzo del gesto di indicazione a scopo richiestivo o dichiarativo, capacità di orientarsi in seguito a richieste verbali variabili, imitazione del gesto, associazione suono-percezione o suono-gesto, intenzionalità comunicativa, anticipazione, e via dicendo). Se questi non ci sono, o sono alterati (ed è probabile che sia così, in conseguenza della lesione), è ovvio che il bimbo non parli o parli in ritardo, e/o che successivamente il linguaggio presenti degli elementi di alterazione/incoerenza. Questi problemi vanno trattati, e non servono tre terapisti diversi (uno per il motorio, uno per il linguaggio e uno per le funzioni cognitive), perchè il linguaggio è una proprietà emergente e tutto DEVE essere trattato insieme (e a maggior ragione quando il bimbo è piccolo) affinchè il recupero sia qualitativo.
il cammino di suo figlio e l'uso che fa dei suoi processi cognitivi non sono due cose distinte e separate: il bimbo è UNO, e mettere un tutore al bimbo e farlo ripetere dei suoni in continuazione ("spezzettandolo" in parti e trattando "ognuno la sua parte") non farà emergere più miglioramenti di quanti non ne emergerebbero IN OGNI CASO (anche è comunque possibile che migliori anche molto, vista l'età e la storia clinica, ma perchè non fare in modo che tutto questo possa essere MEGLIO?). un'interazione terapeutica che gli faccia porre attenzione sugli elementi rilevanti del corpo e del mondo piuttosto che farlo ripetere gesti o suoni lo modificherebbe molto di più e molto meglio, su tutti i piani: motorio, linguistico, interattivo, ecc.
Devo dire che già l'assenza di coercizione e violenza (che vedo sempre più spesso praticare da persone che del terapista hanno solo il titolo) è comunque un buon punto di partenza.
Trovo però scandaloso che ancora si dica "è troppo presto": forse per poter dire "è troppo tardi" fra qualche anno? è vergognoso che ancora debba sentire cose tipo "fino a tre anni..." o "non parla, quindi la terapia del linguaggio non serve...": SE SI CONSIDERA IL LINGUAGGIO SOLO COME UN'AFINALISTICA EMISSIONE DI SUONI OVVIAMENTE NON SERVE, ma se al contrario si crede che il linguaggio sia un'emergenza di un sistema complesso in relazione ai suoi scopi conoscitivi, il linguaggio si tratta attraverso la riabilitazione motoria (che non si riduca ovviamente a manovre o ginnastica, altrimenti ciò è impossibile).
Senza vedere il bimbo non posso dirle cosa poter fare nello specifico, ma se ha bisogno provi a chiamarmi al telefono (per cortesia, ad orari consoni- sono purtroppo costretta a ripeterlo ogni volta visto che ricevo chiamate a qualsiasi ora e in qualsiasi giorno) vedo se riesco ad aiutarvi.

lunedì 8 marzo 2010

la mamma chiede: disturbo di linguaggio, parlerà normalmente?

Buongiorno. ho letto il suo blog e mi ha colpito molto la sua passione per il suo lavoro.
le spiego. sono la mamma di una bambina bellissima che si chiama Serena, che ora ha 3 anni e 3 mesi. a 2 anni non diceva praticamente niente. l'abbiamo fatta valutare dalla dott.ssa xxxxxxx a Roma. diagnosi: disturbo espressivo del linguaggio e disturbo della coordinazione motoria (anche se a detta loro questa ultima dizione era soprattutto per richiedere insegnante di sostegno per la materna). dopo qualche mese in attesa di essere chiamata da qualche centro usl ho deciso di mandarla privatamente da una logopedista. dopo 3/4 mesi di terapia ha fatto tantissimi miglioramente sia motori, ha iniziato a dire tante sillabe corrispondenti a parole e soprattutto è molto + sicura di sè, serena, a scuola è completamente inserita. gioca con tutti i compagni, ha una comunicazione gestuale ed ora anche "sillabica" molto buona. usa anche diverse intonazioni a seconda del contesto e di quello che "pensa". gioca molto di fantasia. ed ha una motricità fine spiccata. ha inziato a saltare molto tardi. e rimane con qualche difficoltà motoria. ma niente di che.
quello che mi preoccupa è il linguaggio, vorrei capire se mai riuscirà ad essere alla pari con gli altri. non mi importa quanto tempo ci vorrà. ma vorrei capire, secondo la sua esperienza, se parlerà bene un giorno. negli ultimi mesi ha cominciato ad imitare tutto, tutti i gesti, cosa che prima non faceva e cerca di ripetere tutte le "SILLABE". fa fatica a ripetere parole intere se + di due sillabe. ora è molto attenta alla bocca quando noi parliamo. è molto consapevole dei suoi limit,. e quindi a volte si rifiuta di ripetere. noi siamo sempre molto amorevoli con lei, non la sforziamo mai. la logopedista è molto contenta, dice che fa progressi da gigante in tutti i campi e in tutti i sensi. ah! dimenticavo! che la logopedista le ha riscontrato una disprassia, soprattutto verbale. io e mio marito, ma anche a scuola, non abbiamo problemi a comunicare con lei, capisce noi e noi capiamo lei, è molto espressiva, ed ogni parolina che dice in + per noi è una vittoria. quello che mi fa stare male, a volte, e il non sapere e il non poter prevedere il futuro. lo so che è assurdo, ma vorrei tanto capire se nel suo futuro tutto si risolverà, e parlo del linguaggio. del resto, motorio, o se mai dovesse aver difficoltà a scuola....bè pazienza. affronteremo tutto. ma spero che un giorno lei riuscirà a parlare come tutti noi.
grazie per il suo "ascolto"
alessia

Come sempre rispondo a chi mi fa domande di questo tipo, non posso dirle se la bimba supererà tutte le difficoltà, per di più senza neanche vederla! Se riuscissi a predire il futuro farei la cartomante e non la terapista :)
Quello che le posso dire è: intanto dipende da cosa fa in termini riabilitativi. Se avete trovato una brava terapista, questo è già importante: non posso giudicare riguardo alla riabilitazione, non sapendo cosa fa, ma l'approccio senza forzature è almeno già un buon inizio. Sconsiglio di far "ripetere" in continuazione le parole o le sillabe, non serve a molto.
non mi ha detto se la sillaba che dice è la prima o l'ultima della parola, perchè soprattutto nel secondo caso (ma anche nel primo) di solito sono evidenziabili problemi di memoria verbale, di analisi sequenziale e via dicendo, che vanno trattati. In molti casi infatti il bambino recupera sul piano "espressivo" (che è solo la conseguenza di questi ed altri problemi che causano il disturbo del linguaggio, e quindi la parte più palese), ma possono permanere gli stessi problemi che poi si ripresentano negli apprendimenti e nelle situazioni più strutturate.
Comunque sia, per aiutarla cerchi di far cogliere alla bimba le differenze: ad esempio, invece di chiedere di ripetere "dì pa-lla" se lei dice "pa", provi a promuovere il suo apprendimento chiedendole "cosa hai detto: pa-LLA o pa-NE?", portando l'attenzione sulla sillaba che manca e facendole capire che tante parole iniziano per "pa", e che si deve organizzare per far capire di quale parola si tratta, per farsi capire.
Per il resto, non mi sento di darle altri consigli se non vedo la bimba.

mercoledì 13 gennaio 2010

la mamma chiede: due gemelli autistici, è possibile che la diagnosi sia sbagliata?

Ho letto il tuo blog e su facebook, e vorrei chiedere un tuo parere sul caso che mi riguarda; sono mamma di 2 gemelli dizigoti di 33 mesi a cui circa 3 mesi fa è stata fatta una diagnosi di primo livello di autismo. I bambini sono stati visitati da neuropsichiatra e psicomotricista e da una psicologa, che li hanno sottoposti ad alcuni test (PepR Cars) il cui risultato secondo il loro parere ha dato questa diagnosi. Sinceramente anche se non sono un'addetta ai lavori nonostante qualche esame fatto all'università di pedagogia, dal momento di questa diagnosi ho iniziato a informarmi e studiare quanto più possibile su questo disturbo e anche ad osservare molto attentamente il comportamento e soprattutto i cambiamenti fatti dai miei figli. Adesso ho qualche dubbio sulla diagnosi che ci hanno dato, o comunque sono convinta che la valutazione non sia stata abbastanza approfondita. Ti spiego innanzi tutto come sono i miei bambini; molto diversi tra di loro, sia di aspetto che di carattere, fin dalla nascita hanno avuto una forte "gelosia" nei miei confronti, e tra di loro, e il loro comportamento di conseguenza è molto diverso quando sono insieme rispetto a quando sono divisi. Mi domando quindi perchè non siano mai stati valutati insieme ma solo separatamente...
Lorenzo dice solo mamma, riponde poco al suo nome soprattutto se impegnato in qualche gioco; gioca con tutti i giocattoli ed in modo appropriato, capisce molte frasi e agisce di conseguenza, mangia da solo con forchetta e cucchiaio già da un anno, ora ha imparato a lavarsi i denti e mettersi le scarpe (quelle ci prova poi lo aiuto io). E' molto coccolone, capisce subito i giochi "viso a viso" (nascondino, solletico, palla e altri), guarda i libri e si sofferma sulle figure. Non indica col dito spesso per chiedere qualcosa parla con parole o frasi del tutto incomprensibili facendosi capire a gesti (es vuole il cartone animato mi porta verso la tv e la guarda e poi chiede come ti ho descritto ma guarda poco negli occhi). Nel suo caso non si potrebbe parlare di afasia più che autismo? Dal punto di vista affettivo a me sembra un bambino normalissimo, ama farsi coccolare, risponde a baci e carezze e ne fa spontaneamente, riconosce le persone a lui famigliari e con estranei si comporta diversamente, è curioso ma un po' più diffidente, non cerca gli altri bambini per il gioco ma li osserva e a volte si avvicina per dimostrazioni di affetto, baci o carezzine.
Francesco ha un carattere più indipendente e riservato, non ama essere preso in braccio se non è lui a chiederlo (ma lo fa spesso comuque), dice bene mamma e papà e a proposito, a volte ripete qualche altra parola ma sinceramente non credo che ne conosca il significato. Per chiedere prende per mano e poi indica non con il dito ma con tutta la mano protesa verso quello che vuole; guarda molto negli occhi e risponde sempre al suo nome (si gira quando lo sente anche se non stiamo parlando direttamente con lui).Gioca poco a giochi "da tavolo" ed è invece iperattivo, gli piace correre e muoversi. Da poco tempo si ferma e osserva di più soprattutto gli oggetti di uso comune, gli piace giocare con l'acqua sotto qualsiasi forma (fa le bolle nel bicchiere mentre beve, apre i rubinetti e ci mette le mani sotto, usa bottiglie anche col tappo facendo finta di bere e scutendole). A volte diventa nervoso per un nonnulla, e si mette a fare capricci che posso durare anche un po'...Questo comportamento è molto più evidente se c'è suo fratello, quando è da solo con me o con il papà diventa molto più malleabile e tranquillo. Fatica a dormire tutta la notte senza svegliarsi, in genere si sveglia piangendo durante la notte, di solito si calma dopo aver bevuto un po' di latte e si riaddormenta. E' legatissimo ad un fazzolettino che cerca per accarezzarsi la faccia quando si ciuccia il dito; in genere per addormentarsi a volte quando è nervoso o piange. Fuori non lo cerca quasi mai solo in casa. I miei bambini non sono assolutamente legati alle routine e anzi, fare sempre le stesse cose li annoia e li rende nervosi, a loro piace uscire, esplorare nuovi ambienti, fare nuove esperienze. Mangiano praticamente tutto, non hanno nessuna paura particolare ma sono consapevoli dei pericoli. Mi ascoltano e smettono di fare qualsiasi cosa se gli dico di no.
In generale la mia impressione è che il loro ritardo sia solo esclusivamente intentrato sulla comunicazione anche non verbale, un po' sulla comprensione e sull'attenzione. Ti chiedo se alla luce di tutto questo, sia giusto valutare i bambini e dare una diagnosi solo basandosi sul risultato di un test a riposte multiple senza considerare l'ambiente in cui viene fatto, il momento in cui si trova il bambino che puo' magari sentirsi spaesato, o stanco o intimorito e quindi non rispondere ad estranei nel modo in cui sarebbe in grado di fare normalmente. E poi ti chiedo questo; perchè il fatto che siano gemelli non viene preso assolutamente in considerazione? Per non parlare poi dei precendenti stati di salute (hanno subito delle ospedalizzazioni e Francesco anche un intervento in anestesia generale all'età di 1 anno per calcolo renale)...Il metodo di valutazione e la diagnosi di autismo puo' essere data veramente con un metodo così superficiale e poco approfondito?....Ti ringrazio per la tua attenzione e spero in una tua risposta....Nicoletta


Per diagnosticare l'autismo ci sono vari tipi di test, tuttavia per una diagnosi non basta certo una valutazione superficiale, soprattutto nell'ambito di disturbi così vasti come quelli dei disturbi generalizzati dello sviluppo. Premetto che non esiste "l'autismo" ma una serie di problemi inquadrabili all'interno di uno spettro autistico, per cui potremmo avere bambini con un ritardo di linguaggio o con un ritardo cognitivo e soltanto alcuni "tratti" autistici, o bambini (come nell'Asperger) con problematiche specificatamente autistiche diciamo "pulite". Il tutto in un'ampia possibilità di gradazioni, da molto lieve a molto grave.
Altre volte alcuni disturbi legati a problemi cognitivi specifici possono essere erroneamente inquadrati come "autistici", come la presenza di stereotipie, o i disturbi nella motricità fine, le difficoltà di imitazione, eccetera. insomma, ci devono essere una serie di problematiche per fare diagnosi di autismo, ma è necessario sicuramente un occhio esperto per valutare se si tratti DAVVERO di autismo oppure se possano essere problemi di altro tipo. Per una certezza di diagnosi di questo tipo ti consiglio di rivolgerti a strutture SPECIALIZZATE nell'autismo: tieni conto che il Cars è un test studiato appositamente per far fare diagnosi anche a coloro che non sono proprio "del mestiere", e si basa sostanzialmente su giudizi soggettivi attribuendo un punteggio (ma questo è proprio di tutti i test purtroppo). Sicuramente se ai tuoi bambini hanno fatto SOLO questo test, io farei un altro tentativo anche in un'altra struttura.
I bambini con autismo hanno comunque in comune tutta una serie di problematiche, legate alla relazione con l'altro. questo perchè ci sono alterazioni a carico di neuroni specifici chiamati NEURONI MIRROR (specchio). Questi neuroni in sostanza si attivano quando si vede l'altro compiere un'azione, come se il cervello dicesse "comprendo l'azione che vedo perchè IO se facessi quell'azione farei così". Il bambino autistico quindi ha carenze a carico dei processi che lo portano a comprendere cosa succede nello stato mentale dell'altro, di conseguenza sono alterati tutti quei processi importantissimi che portano il bambino sano alla costruzione del pensiero e del linguaggio.
In pratica il bambino sano comincia ad attuare già da piccolissimo comportamenti legati allo sguardo che lo mettono nelle condizioni di interagire con la madre costruendo la relazione, di interpretarne le espressioni facciali (la bocca e gli occhi sono gli elementi comunicativi del volto che hanno un significato all'interno della relazione faccia a faccia), e di mettersi poi "nello stato mentale dell'altro" attraverso il gioco triadico madre-bambino-oggetto prima attraverso l'indicazione e poi attraverso lo sguardo (la mamma guarda un oggetto, il bambino si mette sul prolungamento del suo sguardo e guarda lo stesso oggetto, poi alterna lo sguardo tra la mamma e l'oggetto, la mamma dice "è una palla!", il bambino ripete "palla!" e via discorrendo). Se vuoi comprendere come funzionano questi comportamenti ti consiglio "Il mondo interpersonale del bambino "di Daniel Stern che è illuminante in questo senso.
Ora, immagina che il bambino autistico (ma non solo, perchè la maggior parte delle paralisi cerebrali almeno inizialmente -ma spesso anche dopo perchè sono disturbi che nelle PCI nessuno tratta!- ha lacune a carico dei comportamenti del sistema visivo) ha tutta una serie di lacune per cui molto spesso ha proprio difficoltà a capire le intenzioni, le espressioni del volto, le motivazioni e gli scopi dell'altro. Ovviamente a seconda della gravità le problematiche sono anche altre (le stereotipie, i problemi di linguaggio, di comportamento, ecc.), ma la principale è questa difficoltà (a seconda del livello) di interazione in senso molto specifico, che impedisce l'apprendimento di comportamenti più complessi (il bambino sano infatti apprende PER INTERAZIONE E RELAZIONE e non per RIPETIZIONE AFINALISTICA!), comportando necessariamente problemi a carico dei processi cognitivi (a seconda della gravità, il livello ovviamente sarà diverso). Non entro nel merito delle cause biochimiche di queste alterazioni che in molti stanno studiando cercando di attuare protocolli terapeutici biomedici, perchè non è il mio campo, ma puoi trovare facilmente informazioni su internet.
Ora, io non posso pronunciarmi sulla diagnosi dei tuoi bambini non avendoli visti (per altro la diagnosi in senso stretto è compito del medico, non del terapista), ma diciamo che in alcuni casi è possibile che alcuni aspetti dei problemi cognitivi specifici (di linguaggio, di comprensione, di attenzione, di problem solving, ecc.) vengano scambiati per tratti autistici; allo stesso modo è possibile che le due componenti (quella del ritardo e quella autistica) si "mescolino" tra loro rendendo difficoltosa la diagnosi. A volte semplicemente, se non si sa osservare adeguatamente, alcune cose possono "sembrare" altre. Altre volte ancora gli aspetti "autistici" sono molto sfumati mentre i problemi maggiori sono quelli più specificatamente cognitivi, ma si inserisce il bambino ugualmente nello "spettro autistico" per la presenza dei primi. Può capitare anche che bambini con stereotipie (che possono essere anche dovute ad esempio ad un problema di ritardo cognitivo del tipo: non so che fare, non capisco cosa devo fare, e faccio l'unica cosa che riesco) vengano scambiati per autistici anche quando non lo sono, ma come ho spiegato la diagnosi di autismo è molto, molto complessa e non basta certo UN solo aspetto per accertarla.
Ora, io non so quale sia il caso dei tuoi bimbi, per i quali andrebbe fatta un'osservazione molto, molto attenta (ah: comunque vederli insieme non sarebbe adeguato, in termini di osservazione a fini diagnostico-terapeutici, i bambini vanno visti singolarmente), tuttavia posso confermarti che dai comportamenti che descrivi sicuramente ci sono problemi di attenzione, di comprensione, di linguaggio (nel bambino NON si parla di afasia, che è un problema acquisito dell'adulto, ma di ritardo di linguaggio, disturbo specifico di linguaggio ed eventualmente disfasia se a carico di lesioni cerebrali, spesso sinistre), e via dicendo, sia che siano presenti o meno tratti autistici, per i quali ripeto, andrebbe fatta una valutazione molto attenta.
Il fatto che siano gemelli sarebbe da indagare da parte dei medici, più che altro a fini diagnostici e di studio, ad esempio: la gravidanza è stata normale ed il parto a termine? le alterazioni si sono mostrate da quando? i bambini hanno mostrato una regressione? se sì, a che età? hanno mostrato reazioni ai vaccini? e via dicendo, ma probabilmente qui servirebbe un medico che si interessi di queste tipologie di danno.
Comunque, al di là di tutte queste considerazioni, la diagnosi è solo un nome, l'importante è capire come aiutarli, per cui il mio consiglio è cominciare a muoversi immediatamente per un trattamento riabilitativo che sia adeguato alle loro difficoltà.

venerdì 18 dicembre 2009

la mamma chiede: ha smesso la lallazione, è possibile?

Buongiorno,

sono la mamma di A., un bel bimbone di 6 mesi e mezzo...e piu' di 10 kg!
La cosa che al momento mi lascia un po' perplessa e' che sembrava aver avviato la lallazione, per una settimana ha fatto dei bei discorsetti di bla bla bla, bababa e un paio di volte anche di mamama ....ora pero' da qualche giorno ha smesso...continua a vocalizzare e gorgheggiare, ma di lallazione neanche l'ombra...
Lui sta benissimo , e' un bimbo tranquillo, pacifico, non ha problemi di pappa o nanna, mangia e dorme che e' una meraviglia.
E' un bimbo sorridente e socializza volentieri con tutti, soprattutto con gli altri bimbi...e con lo specchio!!, non ha paura di nulla ed e' sempre a proprio agio.Tende le braccia per essere preso in braccio ( soprattutto con me ),sta seduto perfettamente da solo, sbilanciandosi solo rare volte se ruota su se stesso. La maggior parte delle volte risponde al suo nome girandosi ( a volte non si gira, se e' molto concentarto su cio' che sta facendo ), ha un buon contatto visivo, anche se a volte e' piu' affascintao dall'ambiente circostante e distoglie velocemente.E' un po' statico, forse dati i suoi 10 kg...e non ama stare a pancia in giu'...il gattonamento lo vedo lontanissimo....in compenso ama molto stare in piedi.
Gioca perfettamente con entrambe le manine ed e' in grado di tenere un oggetto in ognuna e passare un gioco da una manina all'altra. Inizia a fare ciao ciao con la manina....a volte a caso, a volte in risposta ad un mio gesto.
Quando era piccino mi dava da pensare il fatto che distogliesse lo sguardo velocemente e non sorridesse moltissimo ( io sono molto sorriedente, ma mi e' stato detto che mio marito non lo era per nulla da piccolo! ) e, su mia insistenza, e per farmi stare tranquilla, la pediatra mi ha proposto una visita con un NPI..così a 5 mesi mi e' stato detto che era un bimbo perfetto.
Ora pero' questa regressione del linguaggio mi fa di nuovo preoccupare un pochino....so che probabilmente e' un problema mio,mamma troppo apprensiva, pero' mi piacerebbe sapere se e' possibile che abbia momentaneamente accantonato la lallazione per dedicarsi allo sviluppo di altre competenze...
La ringrazio anticipatamente per il tempo che dedichera' a questa mia mail.

Le auguro buona serata
Manuela

Cara signora,
internet è uno strumento potentissimo ed utile, ma a volte può essere anche fonte di inutili preoccupazioni. Ora, io suo figlio non l'ho visto quindi non posso dirle se davvero c'è qualcosa che non va, ma Il fatto che "da qualche giorno" la lallazione sia diminuita di per sè non ha veramente alcun significato e, tanto per essere chiari, E NON VUOL DIRE CHE SUO FIGLIO SIA AUTISTICO! da quello che lei mi descrive mi sembra un bambino normalissimo, anche un pò precoce per la sua età. Inoltre, non è affatto detto che suo figlio debba gattonare, l'80% dei bambini sani non gattonano affatto. Quindi il mio consiglio è: a meno che non venga fuori qualcos'altro che debba davvero destare preoccupazioni (e non è assolutamente questo il caso), si goda il suo bambino e smetta di cercare sintomi su internet :)

lunedì 14 dicembre 2009

la mamma chiede: ha problemi di linguaggio e dell'attenzione, come posso aiutarlo?

Salve Fabiana,
mi chiamo Annalisa, sono la mamma di Thomas, uno splendido bimbo che ha appena compiuto 4 anni. (...) Il problema è che non capendo “tecnicamente”le sue difficoltà non sappiamo come muoverci e ci sembra di perdere tempo prezioso!
Thomas è seguito da 9 mesi dall’equipe multidisciplinre della ns zona, ma finora, dopo tutti gli incontri e i test, non abbiamo avuto nemmeno una valutazione. Credo comunque che ci proporranno logopedia e psicomotricità (che ancora non abbiamo ben capito di cosa si tratti).
Intanto vorrei parlarLe di Thomas
Il mio bimbo ha 4 anni compiuti da pochi giorni. È un bambino fantastico (cuore di mamma!), dolce, sempre allegro, affettuoso.
Nato con cesareo a termine perchè podalico, non particolari avvenimenti in gravidanza, allattato fino ai 9 mesi, figlio unico.
Dalle 2-3 settimane di vita fino al 4 mese piangeva quasi ininterrottamente praticamente tutti i giorni, salvo poi dormire (distrutto!) di notte. Il pediatra mi ha detto che erano coliche, abbiamo provato con omeopatia e poi anche con il Milicon ma lui continuava; il tutto è svanito al quarto mese. Dopodichè sviluppo nella norma, seduto, gattonato, ha iniziato a camminare a 16 mesi. Lo abbiamo sempre considerato un bimbo un pò "pigro", e a volte "paurosetto" (odio dare queste etichette, ma è per cercare di rendere l'idea), in quanto è sempre stato restio a provare cose nuove, aveva spesso paura di "buttarsi", anche per camminare finchè non è stato sicurissimo di riuscire a farcela non è partito!
Per questi motivi, anche se dal confronto con altri bambini notavamo che era un passetto indietro non ci davamo peso, perchè ritenevamo che la mancanza di esperienze, dovute al suo opporsi alle novità, e che con il tempo si sarebbe risolto da sé.
Verso i 2 anni – 2 anni e mezzo l’opposizione alle novità si è fatta maggiore, ma non lo abbiamo forzato; continuavano a piacergli tutte le attività all’aria aperta (bici, scivolo, palla, camminare in equilibrio, lunghi giri in bicicletta e anche in auto), meno quelle “da interno”, inoltre non parlava anche se capiva quasi tutto ciò che gli dicevamo; dato che non ha avuto frequenti contatti con altri bambini, abbiamo pensato che con l’asilo si sarebbe “sbloccato”.
In effetti durante il  primo anno di asilo è cresciuto, ha iniziato a parlare, ha tolto il pannolino, ha imparato i primi rudimenti di un ambiente nuovo che non fosse quello di casa, e a stare con gli altri bambini. Ha fatto in un anno davvero dei passi da gigante, e, anche se sicuramente notiamo ancora delle differenze con la media degli altri bimbi, eravamo molto rassicurati dai progressi fatti.
Ora, al secondo anno di asilo, un po’ sorpresa mi giunge il giudizio delle insegnanti, che non lo trovano affatto migliorato, ma con molte difficoltà: non riesce a fare ginnastica, non vuole colorare, passa da un’attività all’altra, non vuole sottostare a determinate regole, non “riesce”  a condividere i giochi con i bimbi della sua età. Chiede spessissimo di andare in bagno pur di farsi un giretto…L’hanno giudicato “immaturo” rispetto alla sua età e sono preoccupate per l’inizio della scuola. Devo dire che va volentieri all’asilo, oltretutto è il “cocco” delle bidelle, che gli sono molto affezionate.
Anch’io, ovviamente, noto che presenta delle difficoltà, è vero che passa da un gioco all’altro, il suo livello di disegno si limita allo scarabocchio, non riconosce ancora i colori, a volte sembra non capirci (anche se succede rararamente) presenta delle difficoltà in determinate attività fisiche (es non esegue se gli dico: alza la gamba destra), non guarda i cartoni;  per il resto è abbastanza autonomo (sa togliersi e mettersi slip, pantaloni, calzini e scarpe, si lava le mani e i denti, mangia, ecc).
In realtà a casa lo troviamo abbastanza tranquillo (è anche vero che non abbiamo molti parametri di riferimento in quanto è il nostro unico figlio), non ci dà grossi problemi, pur avendo le difficoltà di cui sopra; crediamo che probabilmente cambi in un ambiente diverso.
Certamente deve fare un percorso di sviluppo e vogliamo capire come fare per aiutarlo; ci assalgono numerosi dubbi, del tipo “resterà così per sempre” con tutte le difficoltà che si ingigantiranno man mano che crescerà, oppure con una buona terapia (che però nella nostra regione non è disponibile a quanto pare) potrà raggiungere il “livello standard ”?? potevamo fare qualcosa prima, è vero che lo sviluppo si gioca per la maggior parte entro i 3 anni di vita? adesso come dobbiamo muoverci?
Le saremmo molto grati per un suo consiglio.
RingraziandoLa, cordiali saluti.
Annalisa

Tanto per cominciare, sfatiamo questo mito del cervello che si sviluppa solo fino ai tre anni: in primis, il lobo frontale, che è l'ultimo a svilupparsi, termina il suo sviluppo anatomico circa verso i 7 anni. Inoltre, l'apprendimento continua per tutta la vita, con modalità differenti: altrimenti non avremmo anziani che imparano ad usare il computer o bimbi con disabilità anche grandini che con una buona riabilitazione ottengono buoni risultati. Il problema di fondo è che se un bimbo ha problemi  specifici di attenzione,  avrà sicuramente qualche lacuna in alcune competenze (nel tuo caso nel linguaggio, nelle competenze grafiche, ecc.), e se non viene abituato a stare attento, le richieste che l'ambiente gli propone saranno sempre più complesse sul piano cognitivo e di conseguenza rimarrà indietro. 
Veniamo ai problemi: intanto il fatto che non capisca "alza la gamba destra" è normalissimo, la lateralizzazione completa e la comprensione dei concetti destra-sinistra nei bambini avviene intorno ai sei anni. più che altro sarebbe da vedere se capisce riferimenti allocentrici (es. metti il braccio verso la porta).
Tutti i restanti problemi (che si evidenziano maggiormente a scuola, dove il contesto è molto distraente) potrebbero essere riconducibili ad un problema attentivo di base: in ogni caso l'importante è capire effettivamente quali siano le sue lacune (cioè, in che ambiti e con quali specificità) e quali sono le modalità di richiesta adeguate per aiutarlo.
Intanto consiglio di utilizzare UN solo gioco per volta, anche a casa. Sicuramente nei giochi più strutturati va guidato a canalizzare l'attenzione, esplicitando al posto suo tutti i passaggi a mano a mano (es. ora prendiamo questo... poi dobbiamo metterlo in questa posizione... ora facciamo quest'altro). Normalmente un bambino di tre anni (ma anche più piccolo) "si racconta" quello che fa: mentre gioca si autoistruisce per aiutarsi, in una fase in cui il linguaggio interno (che ha funzione -tra l'altro- di canalizzare l'attenzione, la memoria, ecc.) non è ancora sviluppato. Con ogni probabilità il tuo bimbo ha difficoltà in questo, devi aiutarlo tu: esplicita le fasi di quello che fate insieme (giochi strutturati ovviamente). ogni tanto, prova a chiedere: e ora? cosa bisogna fare? oppure inserisci un elemento di variabilità: qualche volta, fai tu una cosa sbagliata facendo "la finta tonta". Utilizzare l'inganno (ovvero:ti faccio vedere che anche io posso sbagliare) è una "tecnica" utilissima per aiutare il bambino a prestare attenzione ai processi che portano al risultato e alla verifica dell'operato. Per i problemi specifici, non posso dirti molto purtroppo senza vederlo, ma quello che ti consiglio è: NON ASPETTARE. a sentire i centri "riabilitativi", è già passato quasi un anno in cui il bambino non ha fatto niente (il famigerato "è troppo presto"? così saranno ben soddisfatti quando potranno dire "è troppo tardi"? bah!). 
Il mio consiglio è intanto trovare qualcuno che sia in grado di capire quali sono le sue lacune specifiche (ma non con test quantitativi che non significano niente!!!) ma soprattutto quali modalità utilizzare per fargli delle richieste, anche a casa o a scuola, che  lo aiutino a canalizzare l'attenzione sui processi che non riesce ad attivare da solo. 
Per quanto riguarda le sue domande: il livello standard è un concetto quantitativo fatto passare più che altro dai medici, ed è fuorviante già di per sè! è un concetto enormemente fastidioso ed inutile: sappia signora che suo figlio potrà migliorare molto, moltissimo, magari recuperare tutto il suo gap, magari qualcosina potrebbe rimanere (l'ho già detto una volta: il tipo che ha inventato l'IKEA è un dislessico con problemi di memoria che usa post-it per ricordare qualsiasi cosa!) ma non lo classifichi per "livello"... l'importante è che sia in grado di gestirsi al meglio nella variabilità delle situazioni che gli si presenteranno.
Potevate fare qualcosa prima? Non è importante, pensate a cosa fare ADESSO. Trovate un professionista di cui vi fidate, che vi spieghi nel dettaglio quali sono i problemi di vostro figlio, che vi sappia consigliare delle modalità con cui fargli le richieste, e delle attività da fare a scuola che lo possano aiutare. Che sia in grado di parlare con le maestre del vostro bimbo e che non parli di lui solo come "quello che non sa fare", ma che lo rispetti  in quanto persona pensante; che sia propositivo e che cerchi soluzioni che non siano troppo semplicistiche (fategli ripetere la parola duecento volte!) ma neanche complicate: Thomas, come tutti gli esseri umani, è un essere complesso, che va "studiato", interpretato, capito ed aiutato. Sono le persone che lo circondano, che devono mettersi al suo livello, e non il contrario, se lo si vuole aiutare: allontanatevi da chi cerca di forzarlo a fare il contrario perchè, non essendo questo possibile, il risultato sarà fallimentare.
Comunque dalla sua descrizione non mi sembra niente di impossibile da trattare: cercate un bravo terapista o un pedagogista che abbia queste caratteristiche, ed il vostro bimbo andrà solo avanti.

sabato 21 novembre 2009

la mamma chiede: a 2 anni e mezzo ritardo psicomotorio da cardiopatia pregressa, come aiutarla?

Getilissima Fabiana,
innanzitutto intendo ringraziarti per la grande disponibilità e cortesia che dimostri!
Sono la mamma di Alessia di 2 anni e mezzo.
La mia bambina ha avuto problemi fin dalla fase prenatale:
Embrione con arteria ombelicale singola; Stenosi alla valvola polmonare con forame ovale pelvio.
Fin dalla nascita è stata seguita in Cardiologia pediatrica, si aspettava che aumentasse di peso per potr eseguire l'inervento di valvuloplastica.
Purtroppo non riuscì ad arrivare agli agognati 5 Kg di peso e a soli 40 giorni (pesava 4,200 kg) fu sottoposta a valvuloplastica in emodinamica per rimediare il problema della stenosi.
Anestesia totale di più di 3 ore.
l'anestesista rilevò anche l'attaccamento del frenulo linguale, che consigliò di risolvere al più presto perchè le avrebbe comportato problemi di linguaggio e deglutizione. Fatto sta che dopo una decina di giorni la riportiamo in ospedale e le viene reciso il frenulo linguale (anestesia di una decina di minuti).

Il problema cardiaco è sotto controllo presso il Monaldi di Napoli.

Alessia presenta note di ritardo psico-motorio.

Non ha mai gattonato, ha iniziato a camminare a 18 mesi e tuttora conserva un passo incerto e movimenti non fluidi.

L'ha visitata un professore-primario in ortopedia pediatrica le ha rilevato ginocchio e retropiede valgo e piede piatto, pertanto le ha prescritto scarpe correttive per evitare di peggiorare la situazione.

Gli ho spiegato che ancora la bambina non riesce ad alzarsi da sola ed ad essere autonoma nei movimenti, ma lui mi ha assicurato che presto lo farà e non mi ha consigliato fisioterapia.

Alessia è ferma ancora alla lallazione e non parla (sono esclusi problemi alla vista e all'udito), anche se obbedisce a semplici comandi e quando vuole qualcosa si fa capire bene! I medici dicono che il suo gap si sta man mano colmando e che presto parlerà, ma io sono preoccupata lo stesso! Le faccio fare esercizi di stimolo al linguaggio, ma mi sento stanca! Vorrei finalmente godermi la mia bambina e vederla NORMALE!

Ti ho voluto dare un quadro della situazione, per chiederti: dalla tua esperienza come ti sembra la bambina che ti ho descritto?
Esistono esercizi per correggere la rigidità dei movimenti del corpo e renderli più fluidi? Ce ne è qualcuno che potrei farle fare io da casa? (considera che lei ODIA i dottori, forse perchè ne ha visti troppi da quando è nata!)

Scusa per lo sfogo e GRAZIE ancora







Ci sono molte cose da dire, quindi proverò ad essere abbastanza chiara e più succinta possibile. Il fatto che la bimba abbia un ritardo psicomotorio rientra quasi nella normalità, per il tipo di patologia che ha avuto: l'ospedalizzazione, gli interventi, e via dicendo, sicuramente non hanno favorito uno sviluppo "in linea" con l'età. E' vero che il gap si sta colmando (la bambina cresce, e ovviamente migliora), ma non sono d'accordo sul non farle fare nulla. Il problema è che se la lasciamo "indietro", a mano a mano il gap sarà più evidente perchè le richieste, per cui magari lei potrebbe avere difficoltà, aumenteranno in termini di complessità a mano a mano che cresce. Aiutandola a colmare le sue attuali lacune, sarà molto più semplice per lei procedere più avanti. allo stesso modo con i coetanei. In sostanza: con ogni probabilità migliorerà anche da sola, ma visto che non si tratta di un ritardo grave, perchè non aiutarla?

il fatto che non abbia gattonato non ha alcuna importanza, come già ho spiegato in alcuni post precedenti, il gattonamento non è assolutamente una tappa obbligatoria (tant'è che la bambina cammina già, seppur con qualche difficoltà) e non è indicativa di nulla. quella che tu chiami "rigidità", visto che la bimba non ha paresi (almeno da quello che mi dici) probabilmente è una difficoltà nella frammentazione dei movimenti, ovvero la bambina non riesce a svincolare le superfici esploranti (mani, arti superiori, piedi, arti inferiori) nel cammino e "muove un pò tutto in blocco". si tratta, più che di un comportamento palesemente patologico, di un ritardo (i bambini quando iniziano a camminare camminano così, frammentando molto poco e muovendosi in modo poco fluido), quindi è come se la bimba sia tutta un pò indietro. Ho avuto in trattamento per un annetto una bimba cardiopatica (la sua cardiopatia era veramente molto complessa, ed era stata operata con un prolungato allettamento in posizione supina) con un ritardo psicomotorio, ed era esattamente così. Io fossi in te proverei a farle fare un pò di terapia (se mi dici dove sei posso vedere se conosco qualcuno valido dalle tue parti), anche perchè visto che sappiamo che la bimba ha comunque avuto una patologia, perchè stare ad aspettare? Il linguaggio va stimolato con determinate richieste: dovrei vederla per dirti quali nello specifico e valutare i prerequisiti del linguaggio, ad esempio la bambina indica? guarda l'oggetto che indichi? guarda dove guardi tu senza che nomini l'oggetto? è in grado di mantenere l'attenzione per un tempo abbastanza prolungato su un'attività? se la risposta a tutte queste domande è "si", andrà valutata la comprensione del linguaggio per richieste contestuali, e si procede poi con la costruzione di un piano di trattamento che però non costituisce assolutamente una serie di esercizi strutturati di ripetizione di sillabe, parole o suoni, ma una serie di modalità interattive e di richieste per aiutare la bimba ad interrogarsi sui diversi contesti.

il fatto che odi i dottori è perfettamente normale (la bimba di cui sopra, per mesi appena vedeva un camice cominciava ad urlare disperata), proprio per questo ti sconsiglio caldamente di portarla da qualcuno che faccia terapia di tipo tradizionale o all'interno di una struttura ospedaliera che sia "palesemente un'ospedale": ti assicuro che è possibile trattare i bambini senza crear loro ulteriori traumi, ma anzi facendogli capire che si è lì non per nuocere ma per aiutare, con un atteggiamento adeguato ed un approccio idoneo. Sicuramente ci sono delle cose che potresti fare tu a casa, che però come ti dicevo sono ben lontane dagli "esercizi" come vengono normalmente intesi, questo è sicuro, ma per dirti esattamente con che modalità aiutarla, dovrei vedere come si comporta la tua bimba.


solo un appunto: GODITI LA TUA BAMBINA ADESSO, solo perchè è lei, il concetto di normalità è un concetto assurdo. Goditela perchè è un essere meraviglioso, perchè è tua figlia, e non attendere che "sia normale", perchè probabilmente, esattamente come me, come te, come tutte le persone che conosco, non diventerà mai "normale", se per normale intendi "come vuoi tu", perchè ognuno è diverso, ha i suoi tempi ed i suoi percorsi. Il tuo compito è accompagnarla fin dove puoi, poi proseguirà comunque da sola, esattamente come per un bambino senza problemi. ti sentiresti "stanca" a giocare con un bimbo senza nessun problema, ad interagire con lui, a fargli conoscere le cose? per lei deve essere allo stesso modo: quelle modalità che normalmente attueresti con un bimbo del suo livello, sono proprio quelle che la fanno progredire.

é meraviglioso che la cardiopatia sia sotto controllo e che lei stia bene: il resto è un percorso in cui lo scopo è far diventare lei la persona più felice possibile. è molto difficile per un genitore accettare che il proprio bimbo reale non corrisponda con quello immaginato, ma ti dico per esperienza personale che se riesci a distaccarti dal "me la godrò quando sarà normale", probabilmente il suo personale percorso a quel punto sarà tutto in discesa, perchè le tue scelte (riabilitative, emotive, personali) saranno tutte volte al cercare di circondarti di persone che vedano la tua bimba per quello che è, e che vogliono tirar fuori il meglio di lei, e non "una bambina perfetta", che non corrisponde alle sue reali necessità e bisogni conoscitivi. A quel punto i miglioramenti saranno molto più evidenti, sia sul piano qualitativo che quantitativo.

Il rischio altrimenti è far diventare la vita un'angoscia continua (con ripercussioni anche sulla bimba), correndo da un posto all'altro finchè non si trova qualcuno che dica "te la metto a posto io!", magari con approcci palesemente assurdi o addirittura nocivi con la scusa del "è per il suo bene". Leggi a questo proposito questa lettera e quest'altra: la situazione di questa famiglia è ben diversa dalla tua, ma spiega bene cosa deve significare il percorso riabilitativo per una famiglia e per il bambino.

martedì 10 marzo 2009

la mamma chiede: parla poco, cosa posso fare?

Sono la madre di una bimba di 18 mesi,
mia figlia secondo me non parla molto, dice: mamma, papà, nonno, nonna, alcuni suoni associati al nome degli zii (Giogia per Giorgia, Tetta per Roberta, Nanna per Lucianna, Patta per Patrizia, Buetto per il suo orsetto Brunetto), uovo (non so perchè ma la fa ridere) e ripete i versi degli animali. Se cerco di spingerla a dire delle parole lei si innervosisce ed insiste ad indicarle con il dito, poi capita che dice qualcosa ma se le chiedo di ripeterlo non lo fa. Dal punto di vista motorio non mi sembra che abbia difficoltà anzi, paragonata ai suoi coetanei, mi sembra molto sciolta nei movimenti; per quanto riguarda la comprensione mi sembra che capisca bene quello che le diciamo o se le chiediamo di fare qualcosa. Il pediatra mi ha detto che è solo questione di tempo, io sono particolarmente ansiosa e vorrei avere il parere di qualcuno più esperto: sto esagerando? è troppo presto per dire che ha un ritardo nel linguaggio? come posso fare per spronarla a parlare?
grazie della disponibilità.

Gentile signora,
non tutti i bambini parlano o si muovono con gli stessi tempi. così come per la signora alla quale ho risposto ieri, posso dire che un bambino, a 18 mesi deve sicuramente avere delle competenze al di là di quello che dice, e queste competenze devono essere a questa età prevalentemente sul piano interattivo, ovvero:

- capisce dove l'adulto indica
- indica quello che vuole alternando lo sguardo tra l'oggetto e l'adulto
- indica quello che viene nominato dall'adulto
- se l'adulto guarda in una direzione, si mette sul prolungamento del suo sguardo
- ricerca l'oggetto che viene nascosto
- anticipa l'oggetto che scompare e riappare
- allo specchio riconosce che la mamma è quella accanto a lui e non l'immagine riflessa (se arriva una persona da dietro si volta a guardarla)
- se l'adulto non comprende le sue richieste mostra intenzionalità comunicativa, ovvero intensifica, modificandoli, i segnali finchè l'adulto non capisce
- condivide le emozioni con l'adulto con cui interagisce attraverso espressioni del viso, sguardo e comportamenti; differenzia un volto triste da uno felice
- è in grado di imitare l'adulto nei gesti

e via dicendo.

se la sua bambina è in grado di fare tutto questo, non si stia a preoccupare: quando ne avrà voglia comincierà a chiaccherare e non la fermerete più! ci sono bambini più "motòri" e bambini più "chiaccheroni", probabilmente la sua appartiene al secondo gruppo, ma vedrà che più avanti le differenze si appianeranno. se dovesse notare qualcos'altro, può andare per scrupolo da uno specialista, ma se il problema si riduce al fatto che semplicemente "parla poco", direi di non starsi tanto a preoccupare.
le sconsiglio di cercare di forzarla perchè questo sicuramente non la aiuta, anzi, la infastidisce: quello che la aiuta è sicuramente un'interazione volta a fare in modo che sia felice di sperimentare novità. auguri e si goda sua figlia!

lunedì 9 marzo 2009

la zia chiede: ha difficoltà a comunicare, cosa si può fare?

Buongiorno,
sono la zia di un bimbo di tre anni che ha difficoltà a comunicare. Sia la neuropsichiatra che la logopedista ad oggi non hanno riscontrato nessuna patologia ma mi preoccupa il fatto che non chieda mai il perchè delle cose che fa.
Volevo sapere se c'erano dei libri o dei metodi che possano stimolare il bambino e se il "ritardo" può essere causato dal fatto che ad oggi mia sorella lo allatta ancora e che fino a quest'anno non è mai andato all'asilo e non ha mai interagito con altri bambini ma ha solo giocato con la mamma.

Grazie mille

C.

Cara C,
non hai specificato che cosa significa "difficoltà a comunicare", se si tratta di un ritardo di linguaggio (ma presumo di no, visto che neuropsichiatra e logopedista sostengono entrambe l'assenza di patologie) ed in questo caso di che tipo di ritardo si tratti, quali siano le difficoltà specifiche e via dicendo; o se ti riferisci ad una difficoltà comunicativa in senso più ampio (non condivide le emozioni, ecc.).
senza questa informazione non so darti consigli specifici, comunque in entrambi i casi l'allattamento non c'entra nulla; inoltre solitamente (non necessariamente sempre ma in genere è così) i bambini che non vanno in materna e restano molto con gli adulti tendono a parlare prima di quelli che interagiscono precocemente con i pari, questo per un motivo: i bambini che stanno con gli adulti, per ottenere quello che vogliono, possono delegare all'adulto attraverso il linguaggio. i bambini che vanno al nido, e che quindi si trovano a contatto prevalentemente con bambini di pari età, riducendo le interazioni faccia a faccia con l'adulto (l'educatore/maestra per forza di cose non può seguire le richieste del bambino per tutto il tempo in un rapporto uno a uno ma si deve necessariamente rivolgere a tutto il gruppo) per avere un gioco se lo devono andare a prendere, e quindi tendono a camminare prima.
c'è anche da dire che in genere i maschietti sono un pò più lenti delle femminucce nel linguaggio (anche qui non è sempre così è ovvio, faccio un discorso generale), mentre tendono ad essere più motòri delle femmine e fare giochi magari meno strutturati sul piano interattivo ma più di movimento. dopo un pò di tempo comunque queste differenze tutto sommato si appianano.
inoltre tieni conto che ogni bimbo ha il suo carattere: ci sono bambini che parlano tardi ma di solito sono grandi osservatori, bambini più timidi o riservati, altri invece più loquaci ed estroversi.

fatta questa piccola premessa, c'è da dire questo: un bambino di tre anni, al di là di come si esprime e di quello che dice, deve avere comunque sul piano spaziale, logico, visivo, visuospaziale, prassico, operativo, interattivo, della comprensione e via dicendo tutta una serie di competenze. una valutazione completa, che tenga conto di tutti questi aspetti, può dirti se ci sono ritardi di qualche tipo o meno, ma se la neuropsichiatra e la logopedista non hanno rilevato nulla di patologico (o comunque anomalo), io non credo che dovresti preoccuparti, anche se senza qualche informazione specifica non so dirti esattamente che cosa dovresti osservare nè tantomeno cosa potreste fare per aiutarlo.

martedì 16 dicembre 2008

la mamma chiede: dice solo poche parole, cosa si può fare? (video)

Bellissime le foto, peccato non aver potuto partecipare.... Mi avrebbe fatto piacere conoscerti e conoscere dal vivo Flavio e la sua mamma con la quale ho avuto modo di parlare telefonicamente tempo fa ma alcuni impegni famigliari me lo hanno impedito ( ho 4 figli naturali un bimbo di 4 anni adottato con sdd e un ragazzo di 17 in affido ).
Spero di avere altre occasioni e di poter partecipare, mi piacerebbe confrontarmi con te sul problema di linguaggio di Francesco (il bambino con sdd ), non parla ancora tranne poche parole (mamma babbo pappa tata ciao nonna ed altre comprensibili solo a chi lo conosce), ha una voce chiara e brillate, ha impostati piuttosto bene tutti i fonemi, riesce a pronunciare tutte le sillabe. Se gli viene chiesto di ripetere una parola o di nominare un oggetto ripete solo l'ultima sillaba. Se deve ripetere un parola più lunga, riesce a farlo purche sia divisa in sillabe però quando deve unire due sillabe, specie se diverse fra loro, non riesce a farlo e addirittura quando prova ad unirle queste escono diverse da come le pronuncia quando le dice separatamente es: Pa-lla diventa Pilla oppure Ca-ne diventa Chine...
Ti è mai capitato di seguire qualche bambino che presentava la stessa difficoltà di Francesco? Se trovi un pò di tempo per rispondermi te ne sarei grata, ovviamente senza alcuna fretta, intanto approfitto per farti tantissimi auguri di buone feste!!!
Ciao Loredana del forum pianeta down


ciao Loredana,
i ritardi di linguaggio vengono di solito trattati dopo i tre anni, come se i bambini non possano essere trattati sui prerequisiti del lingaggio stesso. questo ovviamente non è assolutamente vero, ANZI. il linguaggio è una delle fuzioni corticali superiori insieme a memoria, percezione, attenzione, movimento, capacità di risolvere problemi e via dicendo.
il fatto che "non dica" è solo l'aspetto fenomenico di quelli che sono i problemi, e trattare solo questo aspetto (cioè fare esercizi diciamo sulla fonemica) è riduttivo e poco qualitativo.
il bambino con ogni probabilità ha problemi sui prerequisiti del linguaggio, ed in particolare sul sistema visivo. ovviamente bisognerebbe valutarlo nello specifico per vedere quali componenti nel dettaglio, ma nei bambini down ci sono comunque deficit di esplorazione visiva (quindi fissazione, inseguimento, alternanza, indicazione, frammentazione dei movimenti oculari da quelli del capo, identificazione visiva - concetto di uguale, ecc.) oltre che problemi di sguardo condiviso (guardare dove guarda l'adulto mettendosi sul prolungamento del suo sguardo). questi sono alcuni dei prerequisiti del linguaggio, se mancano il linguaggio è ovviamente carente.
sul piano della produzione, devi considerare che nella quasi totalità dei casi non è quello il problema. il fatto che "non produca" è diretta conseguenza di probemi di comprensione del linguaggio: con ogni probabilità il bambino ha deficit di comprensione (bisogna vedere poi nello specifico, quali) e dovrebbe fare esercizi in situazione comunicativa, sia in produzione che (aggiungerei soprattutto) in decodifica. la situazione comunicativa è quella situazione terapeutica in cui il bambino deve essere messo nella condizione di DOVER COMUNICARE qualcosa all'adulto. questo ovviamente non significa semplicemente domandare oppure chiedere di ripetere ma mettere il bambino nella condizione di organizzarsi autonomamente.


per farti capire ti posto un video proprio di Flavio: il bambino qui aveva circa tre anni (forse qualcosa in meno), e parlava anche lui solo per singole parole. questo esercizio è una trasformazione visivo-linguistica. di solito viene utilizzato uno schermo tra il terapista ed il bambino, per impedire all'uno di vedere cosa fa/cosa vede l'altro. qui non è possibile perchè non c'è spazio, quindi mi giro io ed il bambino mi deve chiamare. l'esercizio era stato fatto perchè il bambino non utilizzava le forme verbali, quindi il materiale sono delle fotografie dove il soggetto è lo stesso e la variabile è solo ed esclusivamente il verbo. il bambino si organizza per comunicare qualcosa di sconosciuto alla terapista, "tirando fuori" elementi nuovi.
il bambino era in trattamento con me già da diversi mesi in cui erano stati fatti esercizi sul sistema visivo, sul riconoscimento dell'uguale, sulla coerenza del sì e del no, eccetera eccetera, altrimenti questo esercizio nello specifico non sarebbe potuto essere possibile.




Flavio2
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