Visualizzazione post con etichetta associazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta associazione. Mostra tutti i post

sabato 17 dicembre 2011

La pedagogista chiede: cosa ne pensi del metodo Delacato? (brevissima dissertazione sull'assurdità dei metodi "ciberetici")

Salve,

sono una pedagogista.
Ho avuto modo di leggere della tua esperienza per caso sul tuo blog.
Cercavo notizie su disturbi visuospaziali collegabilia alla  dislessia.
Volevo sapere se conosci il metodo Delacato e che cosa ne pensi.
Inoltre, mi piacerebbe sapere se come pedagogista avrebbe senso  formarsi alla ETC.
Grazie e buon lavoro. 

Rispondo prima alla seconda domanda che è più breve: certo che ha senso!! "la" ETC non è una "la" ma è un "il": si chiama Esercizio Terapeutico Conoscitivo. Ha senso a mio parere per tutte le figure che ruotano intorno alla persona, presso la nostra Associazione da sempre promuoviamo l'idea che TUTTI (psicologi, logopedisti, terapisti, insegnanti ecc.) si possano e debbano formare secondo un'ottica sistemica, di modo che chi si occupi di apprendimento abbia una formazione adeguata e smetta di trattare "un pezzo" (gli occhi, il linguaggio, il "motorio", il "cognitivo"...) avendo finalmente gi strumenti per trattare la persona, adulto o bambino che sia. Infatti presso di noi si formano figure professionali di tanti tipi, dall'insegnante di sostegno, alla logopedista, alla psicologa; financo qualche genitore che aveva voglia di capire meglio il perchè si proponga un percorso piuttosto che un altro, ha fatto corsi da noi (non certo per diventare terapista, ma per capire meglio come aiutare il proprio bimbo).
Per quanto riguarda la seconda domanda, cercherò di essere breve. Il metodo Delacato, figlio del Doman, e simile per la sostanza ad altri approcci come ad esempio il Dotzo, nacque e crebbe in un'epoca in cui la cibernetica stava prendendo piede. Poichè come sai le neuroscienze sono interdisciplinari, il cervello era allora visto come un computer a scompartimenti, in cui "bastava" riempire uno scompartimento per colmare la lacuna. Questo in sostanza significa che la ripetizione pedissequa di un gesto, di una "stimolazione" e via dicendo, colma la lacuna di quello scompartimento (tattile, o "motorio" o "visivo", ecc.). Gli esercizi sono quindi ripetizioni a manetta di movimenti, gesti o stimolazioni. L'attenzione del bambino non è rilevante in tutto questo (ad esempio: la "stimolazione" tattile può consistere nello spazzolare il bambino anche per 30 minuti consecutivi su tutto il corpo, mentre il bambino può tranquilamente pensare agli affari suoi). 

Oggi sappiamo (basta leggere uno qualsiasi degli studi di neuroscienze degli ultimi 20 anni) che il cervello NON funziona come un computer, NON impara per ripetizione, e la "stimolazione" non ha alcun senso, mentre si parla oggi di INFORMAZIONE e di percezione come processo attivo in cui il bambino deve prestare attenzione. Per altro (e questo ce lo dice la PET, la risonanza magnetica funzionale), lo stesso gesto fatto cento volte con 100 scopi conoscitivi diversi (muovere il braccio e l'indice per indicare, per spostare, per andare a vedere meglio, per toccare un puntino, per sentire se l'oggetto è duro o morbido, per sentire se è liscio o ruvido) fa accendere 100 aree diverse del cervello, anche se fenomenicamente io vedo sempre la stessa cosa. Questo significa che è completamente inutile ripetere cento volte un movimento per ottenere una "riabilitazione" di quel dato movimentoIl cervello apprende attraverso l'uso dei processi cognitivi, diversamente attivati a seconda dello SCOPO CONOSCITIVO del movimento, e non dell'aspetto FENOMENICO del movimento stesso (la contrazione muscolare). Inoltre, il percorso "a tappe" proposto da questi approcci è assurdo: si sa da decenni che il bambino non "deve" strisciare (non ho MAI visto un bambino sano che striscia, MAI!), non "deve" gattonare (il 90% dei bambini sani non gattona affatto, o se lo fa, è per una settimana prima di mettersi in piedi: non è mica una tappa!), e men che mai deve stare in ginocchio! Il bambino costruisce la sua conoscenza per necessità conoscitive: guardare, manipolare, toccare, sentire, e NON "muoversi"!

Detto questo, ne ricaviamo che:
  • la teoria di base del Doman o del Delacato o di tutti gli altri approcci similari è errata: andava bene per gli studi che A QUEL TEMPO si facevano sul cervello, ma ad oggi sappiamo che  il cervello NON funziona in quel modo, ma in tutt'altro modo.
  • gli esercizi sono sbagliati (se la teoria è sbagliata, gli esercizi sono sbagliati, c'è poco da fare): il percorso proposto "a tappe motorie" è stato smentito decenni fa (consiglio di leggere a tal proposito questo libro che parla della costruzione della coscienza nel bambino smentendo -come altri prima di Stern- l'idea delle "tappe" sovrapposte).
  • e' sbagliata la modalità: se il bambino non sta attento in modo specifico, NON IMPARA NULLA, al massimo può essere "addestrato", ma come sappiamo i bambini non sono cani. Per di più, studiando come funziona l'apprendimento, saprai bene che quando si impara qualcosa di nuovo, inizialmente aumenta la produzione di mediatore chimico per un breve lasso di tempo: quando questo mediatore termina, si verifica la fatica neuronale e il bambino - come l'adulto- non riesce a stare più attento. A quel punto si appoggia sulle vecchie connessioni (quelle utilizzate attraverso la patologia) consolidandole. Quindi: 5 minuti di attenzione sono 5 minuti di apprendimento e di modifica delle sinapsi, 10 ore di movimento a casaccio sono 10 ore in cui si spinge il sistema verso la patologia.
Ho tralasciato qui l'aspetto etico che considero strettamente collegato e fondamentale, e che riassumo brevemente qui: il mio pensiero è che la responsabilità della riabilitazione non deve essere accollata alle famiglie: i genitori devono comprendere ed inserire nel loro ruolo (che è quello dell'accudimento e dell'inserimento del bambino nella rete di significati costituita dalla società) le modalità più adeguate per favorirne lo sviluppo, che si tratti di bambino sano o con patologia. Trasformare la vita in una corsa alla ricerca di soldi per pagare queste terapie che stroncherebbero anche Rockfeller (il che dovrebbe quantomeno metterci "in allarme" quanto a validità dell'approccio) e scandire la giornata in ore tutte uguali dedicate a far muovere il bambino come una marionetta è assolutamente inefficace anche per lo sviluppo psichico del bambino, che deve essere lasciato libero di sperimentare TUTTI gli aspetti della vita (perchè costituiscono apprendimento esattamente come per i bimbi "sani"): il gioco, il riposo, l'interazione, i ruoli diversi, la scuola, il confronto con i pari, ecc.
Inoltre, sfascia letteralmente la famiglia rendendo vano qualsiasi tentativo di modificare il modo di vedere il bambino, non più come una "macchina rotta da aggiustare" ma come un essere con sue modalità di pensiero, di relazione, di interazione.

Le famiglie che ho conosciuto che praticavano questi tipi di approcci avevano tutte delle caratteristiche comuni, che non starò qui ad esplicitare per ovvi motivi. Il fatto che alcuni bambini "migliorino" (anche se sarebbe da valutare, visto che spesso vedo valutare come miglioramenti quelli che per me sono peggioramenti...) è da addebitare ad un fattore che spesso i terapisti tendono a "dimenticare" (diciamo così...): tutti i bambini migliorano, perchè crescono. Alcuni sono particolarmente fortunati, e nonostante le cose assurde che gli vengono fatte fare, tirano fuori qualcosa. Altri lo sono molto meno, e si arenano sulla patologia. Purtroppo la scelta dei genitori non è sempre consapevole (poche spiegazioni, pochi mezzi culturali, o anche solo la disperazione), e tende a volte a fermarsi dove viene fatta una proposta in cui la responsabilità viene addossata alla famiglia ("io sono la madre, chi meglio di me può sacrificarsi per mio figlio? io stravolgerò la mia vita, ma lo posso fare perchè lo farò per lui, non fa niente se mi indebito, non voglio pentirmi in futuro di essere stata avara con la sua salute, ecc." e via dicendo). In realtà studiare il cervello è qualcosa di infinitamente complesso, e riabilitare un bambino non significa "farlo muovere". Sarebbe ben semplice...

Spero di essere stata esauriente anche se non ho scritto tutto (avrei riempito tutto il blog). Comunque se vuoi, a gennaio parte il corso quadriennale in riabilitazione neurocognitiva presso la nostra Associazione. Non ripartirà per i prossimi due anni, perchè abbiamo anche il secondo anno degli studenti da gestire. Se vuoi informazioni puoi contattare Stefano Gusella.

sabato 12 marzo 2011

La terapista chiede: ci sono "distaccamenti" della vostra associazione?

Cara Fabiana,

mi chiamo Federica e sono anch'io una terapista e assidua lettrice del tuo blog.

Sono sempre stata interessata dall'etc, fin dall'università, difatti la mia tesi era proprio incentrata su questo argomento.

Io però ho sempre utilizzato (perdonami il termine poco carino) e visto utilizzare questo metodo con l'adulto. Del trattamento sul bambino invece, prima di approdare sul tuo blog, non avevo ma visto nulla di realmente specifico, o meglio, gli unici bambini che ho visto trattare con etc erano abbastanza grandicelli, senza deficit cognitivi o disturbi di linguaggio per cui venivano "trattati come adulti" (anche se di fronte a certe proposte si annoiavano giustamente come tutti i bambini!) questo mi ha portato a seguire terapisti che seguivano "altre strade", anche se vedendo quel tipo di trattamento mi chiedevo spesso, ma dov'è la riabilitazione? Insomma, se un bambino non rotola lo si aiuta a rotolare finchè non impara, ammesso che impari...e se non impara?c'è una colpa? e quelli che hanno imparato avrebbero comunque rotolato? Alla fine eran le stesse domande che mi ponevo con l'adulto, solo che con l'adulto mi pareva tutto più "semplice". Quando ho letto il tuo blog mi son resa conto che le mie domande (per fortuna) non eran solo le mie e che forse il mio vedere il lavoro con l'adulto più semplice o più possibile era legato semplicemente al fatto che fosse per me un terreno più o meno conosciuto mentre il mondo del bambino rappresentava un'universo misterioso! leggendo le tue risposte ho riscoperto quel mondo del cognitivo che avevo momentaneamente riposto in un cassetto per inesperienza o forse anche per paura di osare su terreni sconosciuti. Leggendo però quanto scrivi la voglia di scoprire, conoscere e capire quest'universo è tornata più viva e forte che mai e per questo voglio ringraziarti.

Quindi, visto che ci sono ne approfitto per chiederti qualcosa in più sulla vostra associazione...ho visto il sito e anche la pagina fb, ma mi chiedevo se ci fosse qualche "distaccamento" anche verso Milano o fosse possibile in qualche modo partecipare a distanza visto che qui io non conosco veramento nessuno che sappai utilizizzare l'etc col bambino e per me è un vero peccato perchè non ho nessuno con cui confrontarmi o magari da cui imparare, perchè sinceramente credo di avere tantissimo da imparare! Se potessi darmi qualche info in più ti sarei eternamente grata!

Un caro saluto.

Federica
 
Cara Federica,
non esistono "distaccamenti", esistono le persone che studiano. Ce ne sono diverse in giro per l'Italia, ed in alcuni casi si riesce a formare un gruppo, come nel nostro caso.
 
In Associazione da noi vengono persone da ogni parte d'Italia per fare i nostri corsi, e si tengono in contatto per e-mail e per telefono, e tornano portandoci i pazienti o per fare altri corsi. Anch'io inizialmente ero sola, quando ho cominciato a lavorare, eppure mi spostavo tra la toscana e il Veneto in continuazione per i corsi e per i tirocini. Le cose non sono mai comode e facili, soprattutto quelle belle, serie ed importanti, che richiedono impegno, sacrificio, fatica e tanto studio (e non solo passione - parola che, riferita al nostro lavoro, mi fa venire i brividi perchè giustifica quanto di peggio possa esistere), ovviamente in cambio di soddisfazioni impagabili legati alla consapevolezza di cambiare radicalmente la realtà di vita delle persone, in meglio.
Presso la nostra Associazione sta per cominciare un corso quadriennale in ETC (bambino o adulto, è lo stesso): certo, non sono i 10 giorni che servono per imparare quattro manovre, si tratta di un percorso formativo, e non di un "corsetto". Sarebbe bello se in tutte le città ci fossero terapisti che fanno ETC, soprattutto sul bambino, ma se nessuno comincia a studiare per davvero, la vedo veramente dura... allora, cominci tu?

domenica 23 agosto 2009

Aggiornamenti e novità per il blog


Ho cambiato il template del blog perchè ho ricevuto qualche email dove mi si diceva che i post erano illegibili (si legge solo il titolo, non si vede niente, ecc.). Per favore, se qualcuno ha ancora qualche problema, di qualsiasi genere, nella lettura dei post, me lo comunichi: sto cercando di cambiare un po' di cose per rendere il blog migliore.

da oggi infatti potete anche cercare, all'interno del blog, gli argomenti e le parole che vi interessano attraverso il motore di ricerca di google, che troverete nella sidebar (che ora è a sinistra e non più a destra come prima).

Voglio dire una cosa ai genitori che mi scrivono: in molti mi mandano una prima email con una domanda. A volte rispondo privatamente, come è successo in quest'ultimo mese; se ritengo che la domanda sia utile la pubblico sul blog.
Molto spesso però, se rispondo che ho bisogno di più informazioni, oppure che ho bisogno che mi telefonino per poterli aiutare (ad esempio quando mi contattano per sapere se conosco qualche terapista nella loro zona, o quando hanno bisogno di qualche struttura, o se ho molte domande perchè la situazione non è chiara), non mi contattano più. Io sono sempre disponibile ad aiutare chi me lo chiede, ma se vi chiedo di ricontattarmi, per favore fatelo: una telefonata non vi cambierà molto, in termini di impegno, ma può darsi che possa cambiare radicalmente la situazione del vostro bimbo.

Inoltre desidero ringraziare pubblicamente il papà di Alessia per avermi regalato questi bellissimi biglietti da visita ed avermeli inviati a casa.


Lui ha sostenuto, ai miei infiniti ringraziamenti, che era per aver aiutato la sua bimba (che io personalmente non ho mai visto, ma che ho indirizzato nella sua regione attraverso un lungo giro di telefonate) che in sette mesi ha imparato, come dalla sua testimonianza, a star seduta da sola, a guardare, ad interagire con il mondo: ecco perchè vi dico che magari una telefonata non vi cambia la vita... ma magari sì? Grazie ancora Davide.

Ricordo inoltre a tutti che il gruppo Facebook è sempre attivo: potete iscrivervi così da ricevere tutti gli aggiornamenti per e-mail o messaggio privato su facebook, oppure contattarmi direttamente.

Lunedì ricomincio a lavorare: ho anche ridipinto lo studio, ora ogni parete ha un colore! azzurro, giallo, violetto e rosa. venite a trovarmi, quando volete, sarò felice di accogliervi presso l'Associazione Culturale Progetto Riabilitazione che tra poco (a Settembre) riaprirà i battenti con le attività per i terapisti. ad Ottobre si terrà inoltre il corso ETC sul trattamento del paziente aprassico: vi consiglio vivamente di partecipare, è accreditato AIDETC ed ECM con 27 crediti. prossimamente pubblicherò i dettagli, che comunque troverete sul sito dell'Associazione.

A presto!

mercoledì 17 giugno 2009

il neuropsicomotricista chiede: qual'è il percorso di formazione per diventare terapista neurocognitivo?

Ciao Fabiana,
mi chiamo Piergiorgio , e sono un TNPEE, un neuropsicomotricista dell'età evolutiva, da poco più di sei mesi (pur avendo 38 anni, vocazione tardiva la mia, maturata nel corso della mia esperienza di papà di 3 bimbi perennemente insoddisfatto delle professioni precedenti...).
La mia professione ha questo nome assurdo, cervellotico, che già indica il papocchio all'italiana che è stato fatto per creargli un profilo professionale...
Ho letto il tuo post del 23 Ottobre 2008 in cui spieghi che ti senti più terapista neurocognitiva che fisioterapista, e vorrei collegarmi alle tue parole.
Ti dico subito che sono molto d'accordo con te e con la tua visione dell'esigenza di un terapista unico per il trattamento dell'infanzia, ed in questo senso sento su di me neuropsicomotricista la stessa responsabilità che tu, come fisioterapista, senti nei confronti dei bambini che tratti: impegno, dedizione, studio, consapevolezza della complessità della realtà che si va' ad affrontare nell'incontro con una persona, per di più in formazione. Insomma io mi ci sento profondamente nella condizione in cui, se farò le scelte giuste in termini di formazione (perché l'università in questo ha lasciato molto a desiderare...) e non mi fermo all'acquisito, sono convinto di poter diventare sempre di più quel terapista dell'età evolutiva che sostiene in modo globale e complessivo, lo sviluppo funzionale del bambino. E' vero come dici tu che i neuropsicomotricisti esistono solo da noi in quanto tali, ed è anche vero che facciamo fatica a trovare una nostra specificità professionale che ci permetta di svincolarci dalla concorrenza (creata da chi ha ideato il profilo) di altre professioni sanitarie, ma ci siamo adesso, e siamo almeno in parte ragazzi che hanno scelto una professione specifica, quella del lavoro con l'età evolutiva, partendo dalla più o meno cosciente convinzione di avere a che fare con un essere bambino nei confronti del quale avere specifiche competenze di tipo evolutivo (i famosi profili di sviluppo...), relazionale e psicomotorio.

Ora stendiamo un velo pietoso sulla reale formazione che abbiamo ricevuto all'università in questi ambiti che avrebbero dovuto essere la nostra specificità. Quello che mi interessa sostenere con te è che secondo me nell'attuale ordinamento fisioterapisti e neuropsicomotricisti saranno sempre due cose diverse nella formazione iniziale, ma poi senza etichette un terapista che si forma e studia ponendo in atto determinate strategie è un terapista e basta: ci può essere cioé secondo me una sovrapposizione, chiamala pure convergenza, tra chi è partito da un punto e chi da un altro, perché l'uno può arricchirsi delle specificità dell'altro, senza creare steccati virtuali che poco hanno poi a che fare con la realtà quotidiana.
Mi interessa chiederti questo: ho visto che il corso introduttivo della tua associazione che si è svolto il mese scorso era rivolto solamente a fisioterapisti. Significa che noi neuropsicomotricisti siamo esclusi dal poter apprendere l'ETC?
Te lo chiedo perché come tu ami definirti terapista neurocognitiva, mi piace immaginarmi in un prossimo futuro così, come terapista neurocognitivo, specifico dell'età evolutiva.
E' un progetto irrealizzabile per me quello di poter svolgere una completa formazione neurocognitiva?
Ti ringrazio ed aspetto fiducioso una tua risposta
piergiorgio

Carissimo collega,
pubblico con estremo piacere questa domanda che per molti aspetti coglie e centra in pieno il "succo" delle problematiche che come terapisti neurocognitivi (che in particolare si occupano di formazione) ci stiamo ponendo.
l'ordinamento universitario continua a formare (e lo metto in corsivo perchè la formazione a mio avviso è un'altra cosa) professioni iperspecializzate sulla carta: psicologo che si occupa delle funzioni cognitive, fisioterapista che tratta "il motorio", logopedista che tratta il linguaggio, tnpee che tratta i problemi relazionali, terapista occupazionale che tratta l'autonomia, e nessuno che tratta il bambino. al primo anno di università (per mia fortuna la mia scuola era all'epoca VERAMENTE formativa in questo senso) ci spiegarono la differenza tra un sistema complicato (dove l'insieme è costituito dalla somma delle componenti) ed un sistema complesso (dove la somma delle componenti non dà il risultato d'insieme, che è invece costituito dalle relazioni variabili che le diverse parti intrattengono): quest'ultimo caso è quello del sistema-Uomo (o sistema-bambino, che dir si voglia), e quindi sul piano metodologico un trattamento settoriale dove non si tenga presente che il linguaggio, la memoria, l'attenzione, la percezione, il movimento, la capacità di risolvere problemi e via dicendo sono tutti processi cognitivi che insieme danno come risultato il comportamento è completamente inutile.
è inutile tentare di migliorare la presa se la coordinazione oculo manuale o anche solo la fissazione sono deficitarie,se il bimbo ha problemi tattili e la mano non se la guarda neanche, possiamo mettergli in mano duecento oggetti diversi, non li prenderà MAI. richiedere duecento volte la stessa cosa non fa apprendere il bambino, al limite lo può addestrare (nei casi fortunati), ma se la richiesta varierà anche solo di poco, il bimbo non sarà in grado di soddisfarla. è inutile continuare a ripetere che i disturbi del linguaggio sono "non parla", "parla poco", se il bambino non guarda, non indica, se il bambino non condivide l'esperienza con l'adulto (che non significa semplicemente stare lì e ridere), se non imita, ecc. Ancora più inutile continuare ad insistere a cercare di "tirare su" la testa ciondolante di un bimbo che non guarda, che non fissa, non insegue, che non interagisce in maniera adeguata.
E' scandaloso continuare a sostenere che "prima dei tre anni non si può fare logopedia", semplicemente perchè un lavoro globale davvero, e questo nei bambini piccoli è ancora più evidente, si occupa di tutto: motorio e cognitivo sono la stessa cosa, ed i prerequisiti del linguaggio vanno trattati, altrimenti ci si ritrova a dire, dopo pochissimi anni, da che era "troppo presto", un bel "è troppo tardi". non indicherà mai, se quella mano non sa neanche di averla.
si giustificano tutti questi "trattamenti" settoriali con i risultati (spesso molto, molto scadenti) che si tirano fuori da questi bambini, anche quando (e ciò accade molto spesso) si tratta di riorganizzazione spontanea o anche di "addestramento alla richiesta" più che apprendimento. Quando le cose vanno male però, ovviamente la colpa è sempre del bambino, della patologia, della mamma, della scuola, del macellaio sotto casa. e si rimedia con "accrocchi" tipo tutori, interventi chirurgici, botulini vari, sistemi di comunicazione alternativi dove al bambino viene solo proposta una scelta tra un tot di possibilità imparate a memoria. un'altra possibilità è continuare a trattare il bambino a mò di parcheggio nonostante l'evidenza dell'inutilità della terapia; la terza alternativa è che semplicemente si dice che il bambino non migliora più, lasciamo spazio ad altri che possono migliorare. il succo è che il terapista non si mette mai davvero in discussione, ma continua, e continua, e continua a fare quello che ha sempre fatto.

sul piano della formazione, nonostante le neuroscienze ci dicano tutt'altro, gli ambiti professionali continuano a rimanere separati, come se il bimbo si potesse spezzettare, con il risultato di avere un trattamento che di "globale" ha solo il nome (lo slogan "sistemico-globale-olistico" funziona sempre, anche se nella realtà trattare un bambino in modo assolutamente settoriale costituisce sul piano metodologico l'esatto contrario), anche perchè il fantomatico lavoro di equipe nel 90% non è di equipe neanche un pò, si tratta solo di dieci terapisti che trattano un bambino solo ognuno col suo pezzetto (e spesso con approcci discordanti). il risultato è un bimbo semi-schizofrenico, che si "adatta" al terapista di turno.
il terapista, dal canto suo, è costretto a pagare fior di quattrini corsi iper settoriali (tale o tal altra malattia, tale o tal altro distretto anatomico, tale o tal altra sequenza di manovre): la cultura riabilitativa semplicemente non esiste - testimoniato dal fatto che praticamente non esistono, a parte Il caso clinico riabilitativo: la narrazione romantica di Stefano Gusella, libri scritti da terapisti sulla riabilitazione (e NON sull'ennesima manovra o ennesima reinterpretazione rispolverata della chinesiologia). nelle scuole ormai insegnano solo medici, e non c'è studio delle scienze di base che invece sono fondamentali, nè dell'Uomo e della persona.
la formazione del terapista neurocognitivo è veramente un percorso difficile, e lo dico con cognizione di causa perchè è il percorso che ho seguito e continuo a seguire. il corso base e anche quello di primo livello sono veramente solo un aprire una finestra microscopica su un panorama sconfinato: si tratta di percorsi di ANNI, dove si vede necessaria la scelta di una persona esperta che ti segua, che controlli e supervisioni il lavoro, che ti dica inizialmente cosa studiare, che ti controlli le cartelle riabilitative (per imparare a scriverne una in autonomia io ci ho messo tre anni di lavoro, ed ero più che supervisionata); è necessario continuare ad aggiornarsi con i convegni annuali di riabiltazione neurocognitiva e con i corsi monografici; partecipare ai gruppi di studio e circondarsi di persone che vogliano studiare e non semplicemente "imparare altre nozioni".
è difficile? sì. non posso certo dire che sia facile come fare un corso dove impari quattro manovre da ripetere su tutti i pazienti con X patologia.
è impossibile? no: basta studio impegno e voglia di incontrare i tuoi pazienti.
è soddisfacente? lo leggi negli occhi dei tuoi pazienti e dei loro genitori.
è remunerativo? dipende da quanto etico consideri il tuo lavoro: nel mio caso, nonostante lavori privatamente, decisamente non diventerò mai ricca. per diventare ricchi come terapisti, bisogna scegliere tutt'altra strada.
quello che noi proponiamo come associazione è questo: tutte le figure che si occupano di neuroscienze e/o riabilitazione possono iscriversi e partecipare ai corsi, ai gruppi di studio ed agli aggiornamenti. si tratta di un percorso entusiasmante anche se decisamente faticoso sul piano intellettuale e dell'impegno, ma la differenza è palese. Proponiamo i corsi a tutti gli interessati (l'anno scorso il corso l'ha fatto anche la mamma di una bimba che seguo ormai da sei anni) perchè ci siamo resi conto proprio di quello che tu sostieni: non ci si può rivolgere ad una X figura professionale se vogliamo davvero che questo approccio sia globale e sistemico davvero. Non importa cosa tu sia sulla carta, l'importante è come ti approcci, come osservi, come intepreti il tuo paziente. l'ETC non è una metodica, è un modo di vedere l'Uomo, ma anche la Vita.
La speranza è che presto si riesca a costruire una scuola di riabilitazione neurocognitiva a cui possano accedere tutte le professioni inerenti la riabilitazione: nel frattempo, facciamo il possibile per andare avanti meglio che possiamo.

giovedì 9 aprile 2009

sono sempre qui!

Rieccomi dopo un piccolo periodo di assenza. in realtà mi sono comunque dedicata a rispondere a quattro o cinque domande a cui ho ritenuto di dare una risposta privatamente. Ho fatto qualche valutazione, e l'ultimo bimbo visto ieri dovrebbe entrare in terapia da dopo pasqua (della storia di questo bimbo mi piacerebbe poi parlare nei prossimi giorni perchè è esemplare dell'atteggiamento generale verso la riabilitazione da parte degli "addetti ai lavori" e di come questo possa danneggiare i bambini e le famiglie). sto valutando ancora alcune proposte che mi sono state fatte, tra cui la possibilità di incontrare il Professor Nicola Cuomo (cosa che mi interesserebbe molto), noto pedagogista di Bologna con cui, seppur per strade diverse, condivido intenti e percorso di studi (non a caso si parla di interdisciplinarietà delle neuroscienze).

comunque, a parte le mie vicissitudini lavorative, vorrei aprire una parentesi per fare una considerazione relativamente allo studio di quella che è questa "ostica" materia che è la riabilitazione. da molto c'è l'annuncio a lato del blog dove c'è scritto che cerco una tirocinante. ebbene, in questi mesi sono stata contattata da moltissime studentesse apparentemente entusiaste e vogliose di imparare, con cui ho intrattenuto brevi conversazioni via email o molto più spesso lunghe telefonate in cui ho spiegato la mia posizione sul piano riabilitativo ed etico ed in cui ho ascoltato, per decine di volte, la stessa storia delle scuole che non formano, dei docenti che non sanno insegnare, dei contenuti che non vengono passati, dei tirocini inutili. ho proposto il mio aiuto (ovviamente gratuito) ad insegnare quello che so, che seppur non molto, è sicuramente meglio della grande maggioranza di quello che c'è in giro; ho inviato proposte concrete di partecipazione ai gruppi di studio e alle attività dell'Associazione che, mi si permetta, sono di un peso culturale notevole e permettono veramente di circondarsi di persone che hanno voglia e volontà di imparare e studiare; in cambio ho ricevuto entusiastiche manifestazioni verbali di volontà di apprendere, di imparare, grandi entusiasmi e tanti sì voglio venire non vedo l'ora.
Ai fatti, a parte una ragazza che è venuta per un paio di settimane un paio di mesi fa e che poi ha (fortunatamente) trovato lavoro e che si è comportata più che correttamente, mi sono trovata con un vuoto totale di correttezza da parte degli studenti. richieste di informazioni le cui risposte sono cadute nel vuoto (che chiedi a fare se poi non mi rispondi?), email senza risposta (non mi contattate se non volete una risposta!), addirittura persone che prendono appuntamento e poi non si presentano senza neanche avvertire, cosa che nella mia vita professionale, con i pazienti mi era capitata una volta sola.

al di là del fatto che ora toglierò l'annuncio di ricerca di una tirocinante perchè sono un pò stufa di sentirmi presa in giro e di perdere tempo, il mio consiglio per tutti gli studenti a questo punto è: se volete imparare davvero, non vi arriverà a casa una busta con dentro un bignami impara la riabilitazione in 10 mosse in una settimana. se non vi sentite soddisfatti da quello che le scuole vi passano, è vostro dovere (nei confronti della professione che state intraprendendo e dei pazienti che tratterete) informarvi, cercare, circondarvi di persone che hanno la volontà, la voglia e l'impegno di portare avanti un certo tipo di professionalità. e muovervi. questo implica impegno, tempo, studio e sicuramente sacrificio, ma lamentarvi e basta non cambierà la vostra situazione (a parte farmi perdere tempo prezioso in cui potrei fare altro), anzi, probabilmente la cambierà in peggio perchè più in là potreste guardarvi indietro e scoprire di essere diventati proprio come quei terapisti di cui tanto dicevate male. a proposito di lamentarsi e basta, consiglio a tutti di leggere questo articolo, ed in generale un pò tutti i contenuti del blog di Antonella Randazzo. bisogna prendere consapevolezza delle scelte che si fanno: anche le non-scelte sono delle scelte, e molto spesso danneggiano tutti.

martedì 17 febbraio 2009

Saltano i programmi

Purtroppo mi vedo costretta a spostare il mini ciclo di Lecce a data da destinarsi per gravi motivi familiari.

Nela frattempo, annuncio la nascita del gruppo Progetto Riabilitazione su Facebook, e la nascita del Blog di Progetto Riabilitazione, che più o meno funzionerà come questo: articoli, aggiornamenti sulle attività dell'Associazione e possibilità per terapisti, pazienti, familiari, di fare domande sulla riabilitazione (per l'età evolutiva comunque risponderò sempre qui).

non so se potrò scrivere nei prossimi giorni, comunque a presto.

lunedì 26 gennaio 2009

Associazione Culturale Progetto Riabilitazione: partono i gruppi di studio!

PER TUTTI I TERAPISTI INTERESSATI:


Con il corso “Anatomia dell’informazione” che si è tenuto presso la nostra sede il 18/19/20 Dicembre 2008, l’Associazione Culturale Progetto Riabilitazione ha iniziato un percorso di studio per approfondire alcune tematiche emerse durante il corso stesso. L’idea che si è sviluppata proponeva di analizzare l’informatività del corpo all’interno di una teoria dell’azione, cercando di capire come l’intera struttura biologica dell’uomo sia organizzata per far emergere quei concetti quali l’intenzionalità, l’aspettativa, l'immagine ed i processi emozionali. Per superare il dualismo mente-corpo è diventato necessario studiare le costituenti del corpo in un'ottica fenomenologica indagando il ruolo che i vari elementi hanno all’interno del sistema. Il percorso di studio, che è rivolto a tutti gli Associati del 2009 interessati, si organizzata attraverso la formazione di due gruppi che affronteranno separatamente due diverse tematiche:

1 – Gruppo di studio: il corpo e l'azione
Questo percorso cercherà di indagare il ruolo delle strutture legamentose e dei fusi neuromuscolari nella costruzione delle informazioni.
Il legamento: le differenziazioni delle componenti afferenziali e della loro concentrazione permettono una nuova lettura delle strutture legamentose e portano ad una interpretazione delle potenzialità informative di questi elementi. La concentrazione e la tipologia delle strutture afferenziali diventa una via per capire il ruolo dei vari legamenti all'interno del corpo e i significati che questi devono assumere durante l'azione.
I fusi neuromuscolari: la struttura fusale non è passiva, è legata all'intenzionalità del soggetto, si organizza attraverso un processo anticipatorio selezionando così il tipo d’informazione che potrà emergere. Studiare la biologia del fuso diventa un modo per interpretare la contrazione muscolare e quindi il movimento inteso come azione.

2 – Gruppo di studio: il contatto e l'emozione
In una visione neurofenomenologica l'idea di globalità implica un'analisi di aspetti cognitivi, sensoriali ed emozionali; entrare in contatto con l'ambiente attraverso il corpo implica l'emergenza di tutti questi aspetti. L'idea è quindi quella di studiare il processo emozionale già a un livello elementare nel ruolo dei meccanocettori presenti nella nostra cute. Ad es. partendo dallo studio della carezza, come espressione di un contatto emozionale si cercherà di indagarne la biologia che ne predispone l'emergenza.

Il lavoro dei gruppi sarà organizzato attraverso dei referenti che guideranno le varie fasi della ricerca, proponendo di volta in volta tematiche ed esperienze finalizzate all'acquisizione da parte dei partecipanti delle conoscenze utili per la partecipazione al lavoro. Durante gli incontri si analizzeranno insieme articoli e testi per giungere a delle riflessioni di carattere riabilitativo.
Per iscriversi in uno dei due gruppi di studio è sufficiente contattare l'Associazione tramite e-mail. Il giorno giovedì 19 febbraio si terrà un incontro introduttivo al lavoro dei gruppi. L'appuntamento è rivolto sia ai Soci che attivamente vogliono partecipare al lavoro dei gruppi, sia a quelli che intendono seguire l'evoluzione di queste esperienze di studio come uditori.
Ci auguriamo che l’adesione sia numerosa e proficua per tutti!

lunedì 12 gennaio 2009

saluti da Pistoia

Sono arrivata vicino Pistoia dopo tre ore di macchina e mi sono trovata in un paesino con una casa tra gli ulivi, forse è proprio quello che ci voleva per riprendermi un pò dalle ultime settimane un pò *ahem* stressanti. sto aspettando che torni M. per cominciare a conoscerlo un pò meglio e valutare un pò cosa si possa fare per aiutarlo. Domani vedrò anche S., di 6 anni, sono sempre contenta di vedere bambini nuovi, è sempre un bello stimolo. ieri mi ha inoltre chiamato un collega per una richiesta di consulenza per una bambina di un paio di anni... vedremo un pò. è un periodo di "movimento", quindi...
a proposito di movimento, a Febbraio partirò per un altro mini-ciclo: dal 23 al al 27 Febbraio sono a Lecce, quindi chi vuole una consulenza da quelle parti... in quei giorni sono lì.
comunque colgo l'occasione per invitarvi (voi, ma soprattutto i vostri terapisti!!!) alla festa di inaugurazione dell'anno associativo 2009 dell'Associazione, il 24 Gennaio dalle ore 18.00 in poi. si tratterà di una festa per i soci, con *addirittura* un piccolo intervallo musicale (e indovinate chi canta? già, proprio io), ma soprattutto, cosa importantissima, della riunione per i soci al fine di prendere visione del progetto 2009 "Anatomia dell'informazione": abbiamo deciso infatti di strutturare due gruppi di studio che dureranno per tutto l'anno 2009 (con possibilità di seguire il gruppo anche a distanza ovviamente), a partire da quanto emerso nel corso fatto a Dicembre. possono partecipare tutti i terapisti: chi è interessato può chiamare me (telefono a lato) o Stefano Gusella (Presidente dell'Associazione, docente ETC e docente universitario), il suo telefono è qui. partecipate anche voi, è importante continuare a studiare, cercare, muoversi in una direzione che sia sensata!!!
Sarà possibile nel pomeriggio-serata del 24 effettuare l'iscrizione all'anno associativo 2009, ed eventualmente acquistare il DVD con le riprese di tutti gli incontri di aggiornamento fatti nel corso di questo 2008 al costo di 10 euro (quota che va a sostegno dell'Associazione stessa). se qualcuno lo volesse, per sè o per il terapista del proprio bimbo, mi può contattare e glie lo spedisco tranquillamente.
uh! è arrivato... scappo! :)

domenica 9 novembre 2008

Tutti invitati alla festa di Natale in Associazione!

siete tutti invitati con i vostri bambini (carrozzati, non carrozzati, con fratelli, sorelle, amici, ecc.) alla *festa* che organizzo il giorno

Sabato 13 Dicembre
dalle ore 15 in poi

presso

Associazione Culturale Progetto Riabilitazione
Via Samassi 71, Roma

si arriva dal raccordo, uscita 15 -via Prenestina- in direzione Palestrina. dopo circa 5,5 km si svolta a destra su Via Samassi. benvenutissimi anche da fuori Roma, e chi non mi conosce personalmente: per info sulla strada chiamatemi (il numero è di lato nella sidebar del blog).

sarà una bella occasione per conoscerci, farci gli auguri di Natale e mangiare qualcosa insieme: al di fuori di un contesto riabilitativo, anche se a mio avviso comunque terapeutico per altri versi!

se vi fa piacere, potete portare una torta, o delle pizzette, o una coca cola, o quello che volete voi, o anche solo voi stessi con il vostro/ i vostri bambini (da mangiare, ci sarà comunque). ci sarà anche il clown con sculture di palloncini, eccetera! magari se decidete di venire, fatemelo sapere, così mi regolo per le cose da mangiare.

vi aspetto NUMEROSISSIMI!!!!