ti mando l'e-mail perchè non vorrei disturbarti al telefono in momenti non opportuni.
ho letto su internet di un progetto di formazione "l'arte e la musica come approccio educativo nell'autismop: percorso integrato con l'educazione comportamentale"
e volevo avere il tuo parere su questa cosa. il progetto assicura l'inserimento in alcune scuole al termine del corso teorico.
A me affascina la musicoterapia e l'ho sempre vista come una chiave di accesso nel mondo dell'anziano in particolare. Ma non riesco a capire se questa è una "fregatura", e se mi potrà essere davvero utile per la mia formazione.
La mia qualifica è di Terapista Occupazionale e ho lavorato per tre mesi in una rsa dove ho riscontrato con piacere che l'ascolto della musica migliorava l'umore dei pazienti e le loro attività.
Non so inoltre se questo corso mi potrà essere utile per l'approccio con vari pazienti e non solo con bimbi autistici.
Tu cosa mi consigli?? può essere una buona opportunità per ampliare le mia conoscenze??
Grazie per il tempo che mi hai dedicato e per il tempo che mi dedicherai.
certo è che (e torniamo all'autismo) la musica non "guarisce", ma a mio parere può rappresentare un buon approccio iniziale all'interno di un percorso che però abbia degli obiettivi ben chiari. L'errore di fondo infatti è credere che il bambino abbia semplicemente "bisogno di esprimersi" e quindi riporre nella musica speranze di "guarigione". in realtà la musica deve (o meglio sarebbe dire "può") rappresentare un mezzo utilizzato dal terapista per entrare in relazione con il bambino, per canalizzare la sua attenzione sull'interazione e poter proseguire poi (o anche parallelamente, ma a quel punto bisogna chiarire che la "terapia" del bambino, la sua riabilitazione deve essere costituita da altro) con esercizi strutturati per le specifiche difficoltà. Diverso è sicuramente il caso dell'anziano, dove gli obiettivi sono altri, e dove la musica, così come per altre attività, può costituire un miglioramento della qualità di vita in termini anche di prevenzione dei disturbi tipici (sindrome da allettamento, depressione, o anche ipertensione, ecc.). la musica è meravigliosa, cara Agnese, ma la "riabilitazione" è un'altra cosa: l'importante, per un terapista, è capire come e quando utilizzare gli strumenti che ha, più che seguire pedissequamente una "linea". Certo è che la teoria di base deve essere univoca (altrimenti ci stiamo "arrangiando", e non stiamo facendo scienza), ma nel percorso, per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati (attenzione: devono essere ben chiari) a seconda della situazione, possiamo creare strumenti che ci possano essere utili. Attenzione ovviamente a far diventare tutto "terapia", purchè ci sia un terapista accanto: la riabilitazione è qualcosa di molto specifico, gli strumenti correlati sperò possono essere altri. altrimenti, dove sarebbe la bellezza e la creatività del nostro lavoro?