giovedì 23 ottobre 2008

gli studenti si scatenano?

non so se il mio blog sia finito su un qualche sito, o se miracolosamente qualcuno sta cominciando a parlare di ETC (siamo sulla soglia dell'impossibilità, ma insomma) perchè in due giorni mi hanno scritto in tre. comunque, ne pubblico una che contiene una domanda che si fanno in molti, mentre studiano...

Ciao!
Sono capitata per caso sul tuo blog, e mi è piaciuto molto!!!
Caspita che grinta, che correttezza e che amore per la tua professione.
Per mancanza di tempo ho solo sbirciato, ma volevo per prima cosa chiederti questo: sei una fisioterapista?
Perchè io sono prossima alla laurea, e all'Università mi hanno detto mille volte che "noi non possiamo più lavorare con i bambini"...
Smentiscimi, ti prego!
Grazie mille, buon lavoro
Giulia

Cara Giulia,
io sono laureata in fisioterapia, anche se quando me lo chiedono, specifico che mi occupo di riabilitazione neurocognitiva: come diceva Moretti, le parole sono importanti, e sono convinta che sia necessario specificare come il mio approccio non abbia nulla di neuromotorio o fisioterapico, ma molto invece di terapeutico.
per profilo professionale noi possiamo lavorare con i bambini. anzi, ti dirò di più: la figura del terapista della neuropsicomotricità dell'età evolutiva, è una figura che non esiste in nessun altro paese al mondo, perchè ovunque i bambini sono trattati dal fisioterapista.
avendo lavorato per due anni in un centro riabilitativo pediatrico anche abbastanza rinomato, ti dico come funzionava: sostanzialmente al TNPEE venivano affidati o bambini piccoli, sotto i tre anni (ma difficilmente casi di paralisi cerebrale, dove c'è un problema "motorio" specifico), o bambini con problemi relazionali (o presunti tali) o ritardo cognitivo in assenza di problematiche motorie specifiche, che invece venivano trattati dal fisioterapista oppure dal fisioterapista E dalla TNPEE.
il problema sostanzialmente è questo: è che il bambino è UNO, ed una dovrebbe essere la figura che se ne occupa, trattandolo nella sua globalità. spezzettare il bambino in tante piccole parti, ognuna trattata da uno specialista diverso, è metodologicamente non corretto, perchè il bambino, e l'uomo in generale, è un sistema complesso fatto di relazioni tra le funzioni, e non un sistema complicato fatto di somma di parti. un terapista che si possa definire tale, dovrebbe saper trattare problematiche visive, tattili, somestesiche, cinestesiche, vestibolari, di linguaggio, di strategie, di organizzazione, di memoria, di attenzione, di relazione e quant'altro. il che non significa che questo sia semplice, tutt'altro: è complesso, difficile, faticoso. necessita non solo passione e a mio avviso coraggio, perchè ti troverai sempre tutti contro, ma soprattutto studio continuo, e mettersi in discussione continuamente, osservare con estremo senso critico quello che viene proposto e saper dire "ho sbagliato, proviamo in un altro modo".

in bocca al lupo per la tua laurea, e cerca di fare delle scelte sensate, lo devi ai tuoi futuri pazienti.


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